Raid al Pigneto, gli inquirenti «smontano» la pista politica

«Erano dieci, quindici persone, sono entrate senza fare domande e hanno distrutto le vetrine del negozio». Non si dà pace Istlam Seajaul, immigrato indiano, titolare della lavanderia-phone center in via Ascoli Piceno, presa di mira, insieme ad altri due esercizi commerciali gestiti da extracomunitari, dal gruppo di teppisti che sabato scorso si è reso protagonista del raid razzista al Pigneto. «Hanno solo detto “bastardo” - si dispera -. Sono sei anni che lavoro qui ed è la prima volta che mi succede una cosa del genere. Mi chiedo il perché di tutto questo».
È la stessa domanda a cui gli investigatori della Digos romana tentano di dare una risposta. In queste ore sta sfumando sempre più l’ipotesi che si sia trattato di un raid di matrice politica e sta prendendo piede la possibilità che, l’assalto tra via Macerata e via Ascoli Piceno, sia legato a una spedizione razzista, sintomo di forte intolleranza e insofferenza. Sarebbe stata una ritorsione di un gruppo di cittadini italiani avvenuta dopo lo scippo di un portamonete contenente documenti e denaro da parte di un immigrato, rispondente al nome di Mustafà.
Mancano solo i dettagli, ma la dinamica è chiara. Alle 10.30 nell’alimentari in via Macerata gestito da Sat Paul, 42 anni, da quattro a Roma con regolare permesso di soggiorno, si trovavano un cinquantenne italiano, un extracomunitario del Bangladesh e altri due avventori del quartiere. L’italiano si sarebbe rivolto proprio al cliente straniero, chiamandolo Mustafà, e pretendendo documenti e soldi che lui gli aveva rubato qualche giorno prima. Ma quest’ultimo avrebbe negato tutto, rispondendo che i documenti erano in una cassetta delle lettere e che non sapeva nulla del denaro. La spiegazione, però, non ha convinto il cinquantenne, che gli ha intimato di riportare la roba entro le 17, altrimenti avrebbe spaccato tutto.
L’uomo è tornato infatti nel pomeriggio, accompagnato da un plotone di giovani armati di spranghe, traverse di legno e con il volto coperto da caschi e bandane. C’è andato di mezzo Sat Paul, che ha fatto appena in tempo a rifugiarsi nell’androne di un palazzo, ma che ha poi trovato l’alimentari distrutto. Il gruppo si è diretto poi in via Ascoli Piceno, dove ha rotto le vetrine di un altro alimentari e quelle della tintoria-call center. Sabato notte e ieri mattina la polizia ha ascoltato diversi testimoni. Tutti hanno raccontato che gli assalitori si chiamavano per nome e gridavano «bastardi, ladri, tornatevene a casa vostra». Un passante è riuscito anche a fotografare con il cellulare alcuni di loro. Gli scatti, al vaglio della Digos e della scientifica, serviranno almeno a dare un volto e un nome al cinquantenne a capo dell’esercito di teppisti.