Raikkonen: "E ora a Interlagos darò battaglia io"

Montezemolo esulta, la Ferrari ci crede, Massa fa da cavia per le gomme e annuncia: "Lo aiuterò anche se è il gp di casa mia"

Shanghai - Se il mondiale si corresse tutto in Cina, tra le bandiere rosse la Rossa non avrebbe quasi rivali. Tre vittorie in quattro Gran premi disputati in quel di Shanghai, il presidente Montezemolo che esulta «per il successo numero 200» e per «questi uomini che non mollano mai». La Formula uno tutta che fa festa perché il mondiale si deciderà all’ultimo momento e un po’ di giustizia è finalmente riapparsa in pista. Monsieur Jean Todt che esalta il gioco di squadra dei suoi ragazzi a trecento all’ora perché «Kimi ha portato a cinque le vittorie dell’anno e a otto quelle della squadra e perché Massa ci ha aiutati a capire il rendimento delle gomme da asciutto». Insomma, Felipe da ieri ha ufficialmente iniziato ad aiutare il compagno, ma il momento più duro per lui deve ancora arrivare: «Se aiuterò Kimi in Brasile, nel mio gp di casa? Certo, se serve per il titolo, altrimenti, se non ci fosse più speranza, penserei alla mia gara».

Paradossalmente, chi non esulta, o meglio, sicuramente lo fa in cuor suo - solo che da fuori non si vede niente - è il gelido Kimi Raikkonen. Il campione che se ne frega di tutto e di tutti, vittorie e sconfitte comprese, che procede per la propria algida strada, studia sempre più da Schumacher ma ancora non si applica al celebre saltello sul podio. Però, almeno, stavolta, dice: «Comunque, è importante essere riuscito a tornare vicino ad Hamilton e Alonso».

Qual è stata la chiave della corsa?
«Aver scelto il momento giusto per cambiare le gomme, visto che sono stato uno degli ultimi a farlo. Aver atteso mi ha aiutato, visto che a tratti pioveva ancora. Poi è stato importante aver spinto sempre, prendendo anche qualche rischio. Non è stata una gara facile».

Il mondiale si riapre?
«Però resta davvero difficile. Di certo, adesso sono molto felice perché abbiamo fatto un gran lavoro. Avevamo bisogno di vincere e ci siamo riusciti. Sapevo che dietro di me Alonso era veloce, sempre veloce, lo conosco. Però ho tenuto la corsa sotto controllo, non ho mai temuto che riuscisse ad avvicinarsi».

Proprio nessun problema?
«Solo del sottosterzo che però è andato a scomparire nella parte finale. Anche perché la nostra macchina andava molto bene sia sul bagnato, sia sull’asciutto».

Dunque, dimenticata la figuraccia del Giappone?
«Al Fuji è stato un disastro, siamo stati davvero sfortunati, qui invece è filato tutto liscio. È l’ennesima dimostrazione che in questo sport può succedere di tutto. Per noi conquistare il titolo resta difficile, però farò tutto il possibile per vincere in Brasile... Anche se il risultato finale non dipenderà solo da me. Ma garantisco: sarà una vera battaglia».

Anche nel 2003, quand’era alla McLaren e proprio contro la Ferrari di Schumi, si giocò il titolo all’ultima gara.
«Non amo pensare al passato, voglio solo concentrarmi per vincere».

Ecclestone ha detto che lei e Alonso avete fatto poco per la Formula uno... ad esempio, lei parla poco, non è comunicativo.
«Non mi importa, ognuno è libero di avere le proprie opinioni».

L’ha sorpreso il ritiro di Hamilton?
«Mi ha fatto comodo, ma avrei potuto vincere anche con lui in pista. Quel che conta è che la Ferrari ci sia di nuovo. Io non credo nei miracoli, però siamo tutti esseri umani, per cui penso che gli errori si possano sempre commettere».