Raikkonen fuma, Alonso vince Briatore ha le mani sul mondiale

A Hockenheim il finlandese, costretto al ritiro, lascia via libera al rivale sempre più vicino al titolo. Altra rincorsa di Montoya

Benny Casadei Lucchi

nostro inviato a Hockenheim

Certo è dura tenere i piedi per terra. Fernando Alonso ci prova. Anche Flavio Briatore ci prova. Per la coppia italo-spagnola è la vittoria numero 6 dell’anno, settima in carriera per lo spagnolo sempre più leader del mondiale, settima per la Renault in questa stagione di grazia. I punti di vantaggio dell’iberico su Raikkonen salgono a 36 perché per l’ennesima volta Kimi Raikkonen ha perso la battaglia con Alonso e con la iella: stava dominando, quando al giro 35 il motore ha fatto «buu». Tutta colpa di una valvolina del sistema idraulico, che un meccanico ha avvitato male.
Tempi duri, soprattutto, per Raikkonen, che in dieci minuti dieci è passato dall’aver «in pugno il Gp con oltre undici secondi su Fernando», al motore che si spegneva, allo spogliatoio del paddock, alla Mercedes nera Amg che lo attendeva nascosta dietro le transenne. Come a dire che la giornata del finnico non si è conclusa per nulla bene. Kimi è fuggito così, senza dire nulla, senza lanciare caschi, guanti o altri oggetti utili allo scopo. Semplicemente si è ammutolito, salvo lasciare in eredità qualche frase di circostanza alla sua press manager molto imbarazzata: «Che cosa posso dire? Che ho tanta sfortuna, che è terribile perdere quando sei in testa con un simile vantaggio. Il mondiale resta aperto matematicamente, ma ora è davvero tutto più difficile». Quest’anno è la settima volta che Kimi non termina la gara e la terza che torna a casa mentre si trovava al comando con Alonso subito dietro.
Già, Alonso. Fernando tiene i piedi per terra, intanto però tracima soddisfazione: «Tutto fantastico, tutto perfetto, io, la macchina, la strategia. Stavo ormai accontentandomi del secondo posto quando ho visto Kimi ritirarsi. Da lì in poi, ve lo confesso, la gara è diventata noiosa persino per me. È innegabile: le McLaren sono più veloci, e lo sono state per tutto il weekend. Però le gare bisogna finirle, sono fatte di 70 giri, non di 30. Essere tanto rapidi e non concludere mai, non serve a nulla». E sul mondiale: «Il campionato si mette bene, ma preferisco continuare a pensare gara per gara. Certo che dopo 13 corse su 19 e con un vantaggio di 36 punti, il vantaggio che ho accumulato è davvero grande. Per gli altri sarà difficile recuperare, ma tutto può accadere».
Parole sagge quelle dell’asturiano che al via ha fatto attenzione a non inguaiarsi come successo invece a Barrichello e Fisichella (4° alla fine), il primo spintonato contro Villeneuve da Trulli («addio bilanciamento»), il secondo tamponato da Sato e per tutta la corsa costretto a fare a meno di una patella dell’alettone (per lui l’elogio di Briatore «per la grande gara fatta anche con i freni quasi ko»). Dunque, Raikkonen subito in testa, quindi Alonso e, incredibile, Schumi con la Ferrari al terzo posto , dirà il tedesco. Dietro, oltre a Barrichello sempre lontano (concluderà 10° e doppiato) anche Montoya, costretto dall’errore di sabato a scattare dall’ultimo posto e «dopo soli tre giri ero già decimo», gongolerà lui. Concluderà secondo. Rimonta da fuoriclasse, ma neppure questo consolerà il patron della McLaren, Ron Dennis: «Bello, però non ci può rendere felici in un giorno così, con Kimi ritirato».
Se Alonso fatica a mantenere i piedi per terra, ancor più sforzo fa il suo boss, Flavio Briatore: «Se guadagniamo altri quattro punti sul secondo, siamo campioni del mondo? Sarebbe bello riuscirci per Monza e festeggiare il titolo lì. Potremmo fare una tartufata… ma è stagione di tartufi? No? Allora ce la inventeremo. Però calmi tutti. Conosco gente che aveva già fatto preparare i cappellini per festeggiare il titolo e poi se li è mangiati (la Ferrari a Jerez nel 1997, ndr); conosco gente che è entrata nello spogliatoio sul 3 a 0 e poi ha perso ai rigori (il Milan in Champions)». Visto che ha i piedi così saldi, lo sa che Michael Schumacher e la Ferrari sono solo tre punti più indietro rispetto al vostro rivale Raikkonen? Li teme? «Ma state scherzando?» è la replica.