Raikkonen mondiale Nemmeno i giudici bloccano la festa rossa

Il finlandese vince gara e campionato, grazie a un errore di Hamilton. Risolto anche il giallo squalifiche. Montezemolo: <a href="/a.pic1?ID=215079" target="_blank"><strong>&quot;Ha vinto la giustizia&quot;</strong></a>

San Paolo - Giustizia sembrava fatta. Sembrava. Era così bello vedere di nuovo campione la Ferrari violentata dalla spy story, o scrutare Raikkonen scaldarsi come un latino, o sapere del capriccioso Hamilton a leccarsi le ferite. Era così bello ascoltare Fernando accusare la McLaren perché «se avesse subito puntato su di me, come promesso, ora saremmo mondiali»; era gratificante origliare Lewis mentre prometteva «rivincita perché sarò più forte e saggio il prossimo anno»; era addirittura meraviglioso registrare Ron Dennis mentre se la prendeva «con un nostro errore nella programmazione del cambio della macchina di Hamilton». Giustizia sembrava fatta e invece, anche se per poche ore, comunque troppe, ecco tutti quei brindisi, quei sorrisi, quella felicità delle truppe maranelliane finire mestamente parcheggiati in un angolo dell’animo.

Perché sull’altro podio, quello grigio e triste e ambiguo delle sentenze motoristiche, quello che troppe volte quest’anno è salito alla ribalta, sono tornate le toghe del mondo che corre. I commissari hanno infatti scoperto che quattro monoposto, e fra queste, ma guarda caso, proprio le due Bmw e una Williams, di Heidfeld sesto, Kubica quinto e Rosberg quarto, erano fuori norma. Ovvero, i piloti giunti davanti ad Hamilton settimo, i piloti (basta un paio di loro) che se squalificati avrebbero regalato al prodigio inglese il quinto posto e quindi il titolo mondiale. Per questo si è subito sospettato che dietro ci fosse anche un reclamo della McLaren.

E dire che era stata gara emozionante, densa e bella. Prima quel via meraviglioso con Massa che si sposta un po’ e ostacola Hamilton, Raikkonen che azzecca lo scatto e passa l’inglese e prova a beffare anche Felipe. E poi Alonso che fa lo stesso con il compagno e ci riesce, s’infila all’interno di Lewis, curva due, e insiste e si sfiorano e il ragazzo prodigio perde la testa e tira la staccata e va per campi. Al termine del primo giro è solo ottavo, vuol dire un punto contro gli otto di Kimi e i sei di Fernando, vuol dire lo spagnolo campione del mondo. Poi il sorpasso, settimo, e il titolo che torna di nuovo nelle sue mani, quindi, giro nove, la sorpresa. Ecco il motore della sua McLaren andare in tilt (problema al cambio). La macchina singhiozza, il cambio tossisce, fa le bizze, e inizia il calvario. Da quel momento il titolo non sarà più cosa sua, sarà cosa rossa, sarà questione mai insidiata da Alonso alla fine terzo dietro il duo ferrarista (al secondo pit il sorpasso di Raikkonen su Massa).

Peccato che due ore e mezza dopo, quando sono le 22.30 in Italia, arriva la doccia fredda. Quasi una consuetudine in questa assurda stagione. Termometro alla mano, i giudici vogliosi di podio e ribalta faranno sapere che le benzine di Heidfeld, Kubica e Rosberg sono fuori norma, troppo fredde, tipo 24 gradi con temperatura esterna di 37: lo scarto verso il basso tra la temperatura ambiente e quella del carburante deve essere al massimo di dieci gradi. Et voilà, servito su un piatto d’argento il grande incubo notturno per Raikkonen campione del mondo e per tutto il popolo ferrarista. Quindi l’attesa del verdetto. A notte fonda i giudici continuano a discutere. Si accavallano le voci: penalizzazione solo per la classifica costruttori; nessuna penalizzazione, Ron Dennis ha chiesto di lasciare la classifica così com’è. Tutte ipotesi che lascerebbero il titolo a Raikkonen. Ma di ufficiale non c’è ancora niente. La stagione più disastrata della F1 non avrebbe potuto avere un finale peggiore.