Raikkonen: "Il ritiro? Non lo escludo"

Dichiarazioni choc del finlandese della Rossa: "In Formula 1 ci sono cose che non ci vanno, se alla fine 2009 saranno troppe potrei fare altro. E la Ferrari è il mio ultimo team"

Montreal - Nel gelo dei suoi occhi, c’è quel lampo, quel di più che rende le persone uniche. Un’intelligenza motoristica, una sapienza di vita rare nell’ingordo, duro, fottutamente cinico mondo della F1. Una miscela di saggezza che fa dire a un ragazzo di 28 anni, al volante dell’auto rossa che tutti sognano, per di più campione del mondo in carica, fa dire che potrebbe anche lasciare le corse.

Mentre Valentino Rossi sogna di ritirarsi da campione del mondo, mentre Schumi fa addirittura paura e un po’ tristezza giocherellando pericolosamente con le moto, Kimi Raikkonen fa invece capire che le corse non sono tutto per lui, che c’è una vita dove poter far bene anche dopo la bandiera a scacchi. «Se smetterò con la F1? - dice – da tempo si rincorrono molte voci, ma io ho un contratto con la Ferrari che scadrà a fine 2009 e, quanto a ritirarmi o meno, non ho ancora preso alcuna decisione. So solo che quello in essere è l’ultimo contratto che ho firmato, poi vedrò che cosa accadrà quest’anno e il prossimo».

I giornalisti finlandesi, che riescono un filo meglio a decriptare certi suoi silenzi, giurano che alla base delle sue frasi ci sia anche la voglia di definire meglio con la Ferrari il da farsi dopo il 2009. Insomma, il rinnovo del contratto. Kimi sottolinea infatti che «ci sono dei discorsi aperti, ma nulla è stato ancora deciso». E gli uomini di rosso vestiti confermano: «Ne abbiamo parlato, ma non c’è fretta».

Resta però il fatto che se solo di questo si trattasse, il campione del mondo non avrebbe aggiunto altro, avrebbe, anzi, sfruttato l’occasione per mettere definitivamente a tacere le voci provenienti dalla Spagna riguardo a Fernando Alonso ferrarista dal 2010. Invece no. Invece ha svelato qualcos’altro di sé, qualcosa che lo rende un pilota diverso, un pilota che sa bene di non voler finire come Schumi a corricchiare in moto a quarant’anni, un pilota che ha voglia di viversi una vita anche oltre il traguardo, una vita fatta di altre cose «da realizzare altrettanto bene» spiega.

L’unico precedente di questa portata, se mai Raikkonen, a fine 2009, decidesse davvero di smettere, è quello di sir Jackie Stewart. Il tre volte campione del mondo si ritirò dopo l’ultimo titolo e dopo la bandiera a scacchi creò un impero economico. Però, si dirà, erano altri tempi e, soprattutto, Kimi è un pilota che dalla F1 non ha ancora ottenuto tutto. Ma è anche un pilota che se ne frega. Questa è la sua forza. «Se dovessi accorgermi che le corse potrebbero mancarmi? Ovvio, allora non mi ritirerei; nel momento in cui, invece, gli aspetti negativi della F1, e ce ne sono, dovessero superare quelli positivi, allora quello sarebbe proprio l’istante migliore per dire basta.

Che cosa non mi piace della F1? Diversi aspetti, per esempio cose che non vuoi fare o che non ti danno soddisfazione quando le realizzi... Il fatto è che c’è dell’altro al di fuori della corse e vi assicuro che troverei di certo qualcosa, nella vita normale, che mi darebbe uguale gioia, forse anche maggiore… Francamente, non so che cosa potrà accadere dopo il prossimo anno... chissà... forse potrei decidere sul mio futuro già quest’anno, oppure potrei andare avanti per altri quattro anni». Quindi la frase che rafforza tutto, i suoi dubbi, la sua voglia di guardare oltre la finestra della F1, nonostante i soldi, la gloria, nonostante la Ferrari che si trova per le mani: «Se ho mai pensato di poter vincere con un altro team dopo la Ferrari? Probabilmente no». Come dire: dirò basta alla F1, non certo alla Ferrari.