Raisi, pasdaran indeciso: voleva dare il Nobel al Cav ma ora vuole licenziarlo

In aprile era ancora nel comitato per il premio a Berlusconi. Ora lo bastona: "Pensa solo ai festini"

Si chiama come l’aeroporto di Palermo ma è bolognese; ha proposto di abolire le Province salvo poi candidarsi a presiedere la sua; è stato per un mese coordinatore provinciale del Pdl essendo già passato al Fli; e come se non bastasse si profonde in contumelie contro Silvio Berlusconi mentre la sua firma campeggia nel comitato per l’assegnazione del Nobel per la pace al Cav. Signore e signori, nell’angolo di destra (o di sinistra?), ecco il campione finiano della categoria Pesi Incoerenti, l’onorevole Enzo Raisi.
Chissà che sospiro di sollievo avrà tirato, il deputato futurista, quando il Nobel per la pace 2010 è finito al dissidente cinese Liu Xiaobo. Avessero scelto Berlusconi, qualcuno gli avrebbe chiesto di presenziare alla premiazione a Stoccolma in quanto sostenitore ufficiale della candidatura: sarebbero stati sorrisi e biscottini Ikea allo zenzero, proprio mentre in Italia Raisi e compagnia gli augurano torvi di non mangiare il panettone. Già, perché Raisi era tra i 17 parlamentari Pdl che nella primavera del 2009 aderirono al comitato. Sul sito silvioperilnobel.blogspot.com, a fine aprile 2010 spiccava ancora la sua firma, insieme a quella di altri berlusconiani «pentiti» come Giampiero Catone e Potito Salatto. Facendo un paio di conti, se su 276 deputati Pdl ad inizio legislatura, solo 17 sposarono la causa del Nobel, significa che Raisi rientrava in quel 6% di ultrà convinti che - come da ragione sociale del comitato - «l’Italia sia degnamente rappresentata da Silvio Berlusconi per il suo indiscusso impegno in campo nazionale e internazionale». Era un corazziere del Cav, un agiografo, un ortodosso. Poi, improvvisamente, ce lo ritroviamo a puntargli contro il dito: «Il premier pensa solo ai fatti suoi, ai festini. Ma i tempi delle lodi e delle donnine sono finiti».
Cosa è accaduto nel frattempo? Perché Silvio prima meritava il massimo riconoscimento per la filantropia universale e ora è diventato più mostruoso di Olindo? Evidentemente, Raisi si è ricreduto. Legittimo. Ma dato che Berlusconi nel frattempo non ha ordinato stupri etnici, non ha invaso San Marino scambiandolo per un Kuwait più ordinato e non ha impalato i giocatori dell’Inter sul piazzale di San Siro, si può sapere perché è passato dalla Champions League dei grandi del mondo alla zona retrocessione dell’umanità?
A dire la verità, è lo stesso Raisi a suggerire una risposta al quesito. Lo fa dichiarando «saremo fedeli alla maggioranza e arriveremo a fine legislatura» il 4 novembre; salvo poi ritrattare una settimana dopo all’urlo di «le dimissioni di Berlusconi sono indispensabili». Sette giorni per un testacoda ideologico completo. E dunque, vogliamo stupirci se nel 2009 chiedeva il Nobel per il Cav per le missioni di pace, la mediazione nella crisi Russia-Georgia e per «il trattato Italia-Libia», salvo poi votare contro «il trattato Italia-Libia che viola i diritti umani» una settimana fa?
Morale: l’unica cosa a cambiare è stato il leader da riverire. Da Silvio Nobel a Fini «gigante». Perché qualcuno riesce a vivere al di sopra dell’adulazione. Ma qualcuno, invece, scivola pure al di sotto.