Da Raiuno alle fiction l’esercito dei finiani è ormai allo sbando

L’affaire Montecarlo imbarazza Orfeo (Tg2) e Rositani (Cda) Stop a un progetto di Barbareschi, porte sbarrate per Tulliani

Si dice che siano in disarmo i finiani doc in Viale Mazzini dopo l’espulsione dal Pdl dei dissidenti e la nascita del Fli. Sta di fatto che Mamma Rai li aveva sistemati bene. O meglio, aveva ceduto alle insistenze del loro sponsor, nientepopodimenoche la Terza carica dello Stato. Perché è così che andavano le cose: «Fini si spendeva eccome», ammette ora una fonte Rai. Ingaggiava braccio di ferro per piazzare i suoi, telefonava, stringeva il pressing. Anche a costo di sacrificare l’amicizia storica con Guido Paglia, direttore delle relazioni esterne della Tv pubblica. Com’è accaduto quando si è intestardito per aprire una corsia preferenziale al «cognato» Giancarlo, l’inquilino di Boulevard Charlotte in quel di Montecarlo nonché figlio di Francesca Frau, 63 anni, titolare ufficiale della Absolute television media, un paio di milioncini per commesse ottenute dalla Rai tra il 2009 e il 2010. Così, a guardare a mente fredda, le posizioni occupate dai finiani sono di prim’ordine. La direzione di Raiuno a Mauro Mazza, la direzione del Tg2 a Mario Orfeo (molto vicino a Italo Bocchino), la direzione della radiofonia a Bruno Socillo. Niente male no?
Dopo le elezioni del 2008, il presidente della Camera con vista in Viale Mazzini aveva subito manifestato una certa voracità. Innanzi tutto, Mazza doveva insediarsi sulla poltrona del Tg1, nonostante la contrarietà del Cavaliere. Alla fine, comunque, Berlusconi l’aveva spuntata: Minzolini al Tg1 (dove però uno dei vicedirettori è Gennaro Sangiuliano) e Mazza a Raiuno, dove fa buoni ascolti. Poi Socillo era stato piazzato a capo della radiofonia. Poi... Poco alla volta, la ragnatela finiana si è ben diffusa. Da pochi mesi è stato assunto come capostruttura alla radio anche Angelo Mellone, uno degli animatori di Farefuturo, «fortissimamente voluto» dal numero uno di Montecitorio. Ma i finiani non disdegnano l’intrattenimento, la fiction, le miniserie, sempre ben ripagate. E in qualche caso ottenute a condizioni di favore, come il Giornale ha documentato per primo già nell’aprile scorso.
Ora, vista l’aria che tira, è in corso un certo riposizionamento di pedine e pedoni. Dopo la rottura con Paglia, da sempre uomo di fiducia di Gianfry, adesso in cima alla piramide c’è Mazza, tifoso laziale come Fini e Pino Insegno (conduttore di programmi poco fortunati sulla Raiuno dello stesso Mazza), e subito dopo viene Socillo. Orfeo, invece, in un’intervista al Fatto quotidiano, si è detto soddisfatto delle risposte di Fini sulla casa di Montecarlo, ma a condizione «che non abbia taciuto qualcosa di cui è a conoscenza». E Guglielmo Rositani, membro anziano del Cda Rai voluto dal presidente di Montecitorio? Si dice che è più vicino a Matteoli e si cita la sua partecipazione alla «Fondazione per la libertà».
Il riposizionamento è anche frutto dell’inevitabile frenata imposta dal Consiglio d’amministrazione all’onda crescente. Alla Goodtime di Gabriella Buontempo, moglie di Italo Bocchino che lavora da molti anni con la Rai, per esempio è stata approvata la serie intitolata La Narcotici con Ricky Memphis, ma è stato fermato il progetto di un programma con Baudo. Semaforo rosso alla Casanova Multimedia di Luca Barbareschi per un talent all’interno di Domenica In, mentre disco verde per Il sogno del maratoneta, una fiction sulla storia di Dorando Petri. Ma soprattutto, sbarra abbassata per il «cognato» Giancarlo che si presentava in Viale Mazzini con un «Piacere, sono il fratello di Elisabetta Tulliani, la compagna di Fini». Le sue produzioni non è che fossero un’infilata di successi. Perciò, niente bis per il talk show prodotto dalla Absolute television media contenuto in Festa italiana (Raiuno) di Caterina Balivo. E, stop anche ai progetti di Italian Fan Club Music Awards e Check in (con l’ex hostess Alitalia Daniela Martani), dopo i risultati scadenti delle serate pilota. Inventarsi produttori televisivi non è uno scherzo, tanto più se la concorrenza è agguerrita come nei periodi di crisi. «Ci sono delle regole, bisogna essere iscritti all’elenco dei fornitori Rai», aveva ribadito Paglia nel faccia a faccia con il fratello e il compagno di Elisabetta Tulliani.
Ma non è servito.