RAIUNO, IL VARIETÀ È DAVVERO SUPER

MASSIMO BERTARELLI Alla Rai sfogliano la margherita (con la minuscola): allora Teo Teocoli farà Affari tuoi? Che in fondo sono più che altro affari nostri, intesi come telespettatori. Mentre si discute, si tratta e si rischia (eufemismo) di sfiancare il teleutente con tutte queste manfrine per addetti ai lavori, ecco che la Rai formato vacanze, le uniche in Italia più lunghe di quelle già smisurate di studenti e insegnanti, ecco dunque che la Rai estiva alle 20.30, subito dopo il Tg1, sforna un programma a costo zero e di pregevole livello. Si chiama Supervarietà e una volta tanto il roboante titolo non millanta credito: perché di spezzoni di puro intrattenimento si tratta, ma anche di alta qualità. Tanto è vero che negli ascolti è puntualmente strabattuto dal banale e scontato Paperissima Sprint di Canale 5.
Semplicissima è la trovata, peraltro mutuata da Blob, che, ideologie a parte, resta la trasmissione più geniale della storia televisiva: un’infilata di siparietti, musicali o umoristici, pescati nello sterminato archivio di viale Mazzini e messi in fila in un disordine solo apparente. Con una galleria di mostri sacri da far saltare sulla poltrona: Rascel, Aldo Fabrizi, Franca Valeri, Tognazzi e Vianello, Mina, Mike, Totò, le Kessler, i Brutos, Franco e Ciccio, Tortora, Peppino De Filippo, Bramieri, Corrado, Alberto Lupo, Villaggio, perfino la sexy Raffaella anni Settanta, ben prima dell’insopportabile Nostra Signora delle Lacrime.
Un collage strepitoso che risveglia ricordi ormai assopiti in chi quei momenti li ha vissuti e fa toccare con mano, o meglio con occhi e con orecchi, ai più giovani il vero significato di uno dei termini più abusati e meno presenti nella tv d’oggidì: talento. Quando poi la sfilza di Grandi riuniti in ordine sparso cede il passo alle monografie, c’è da mettersi al volo il cappello per poterselo subito togliere. Martedì per esempio c’è stata una straordinaria mini Alberto Sordi Story, seguita a ruota mercoledì da una magica puntata dedicata a Vittorio Gassman. Frammenti di celebri film (da Fumo di Londra a Brancaleone) alternati a sketch che Panariello e Bonolis dovrebbero riguardarsi tutte le sere. A meno che qualcuno abbia il coraggio di sostenere che Torno sabato o Ciao Darwin siano più eleganti (missione impossibile) o più divertenti (idem) di Studio Uno del 1965 o di Canzonissima del 1968.
Se poi il sabato sera ci si sposta su Raidue, purtroppo molto tardi, a ridosso di mezzanotte, si può gustare, a puntate, un altro bianco e nero d’annata con il Quartetto Cetra. Che abisso di gusto e di intelligenza con i gruppi, o le band, come le chiamano adesso, che strepitano dal teleschermo a tutte le ore, nella convinzione che a stabilire i valori oltre ai cachet siano i decibel. E non un reperto del paleolitico televisivo: la classe.