RaiUtile? Serve a pagare quattromila notti in hotel

Canale in crisi pure per stranezze di gestione: 1,5 milioni per trasferimenti di personale tecnico tra Palermo e Roma

Roma - Le ironie sui «nanoshare» e sugli impalpabili ascolti dei canali del digitale terrestre della Rai, fotografati in maniera impietosa dai servizi del Giornale, sono inevitabili. Ma non c’è dubbio che a Rai Utile, il canale tv interattivo nato per rispondere ai bisogni quotidiani dei cittadini e ora sull’orlo della chiusura, non sia stata data la possibilità di esplorare fino in fondo la frontiera e la missione che gli era stata assegnata. Mezzi ristretti e scarsa convinzione da parte dell’azienda sono i due «elementi a discolpa». I quattro milioni di budget sono, infatti, una dotazione inadeguata rispetto a una sfida così impegnativa. Tanto più se un terzo di questa cifra viene spesa in maniera a dir poco discutibile.

Le spese volano
Rai Utile ha iniziato a trasmettere da circa tre anni. Ebbene in questi 36 mesi il management dell’azienda ha ritenuto opportuno far viaggiare il digitale terrestre sulla tratta Palermo-Roma, ingaggiando una squadra di operatori e tecnici «pendolari», provenienti dal capoluogo siciliano. Così, dei 4 milioni di euro a disposizione, ben un terzo, ovvero circa un milione e mezzo, se n’è andato ogni anno soltanto per pagare le trasferte ai tecnici. Provate a immaginare in 3 anni di dover sostenere la spesa di circa 4mila pernottamenti in hotel e di 1.500 voli Palermo-Roma-Palermo, di pagare indennità di trasferta e migliaia di ore di straordinari. E vi renderete conto di come si possa arrivare a questa cifra.

Nel deserto dei telespettatori del digitale terrestre Rai, insomma, spuntano oasi di spesa ed evidenti anomalie nelle scelte organizzative. Buchi neri certo non ignoti ai circa quaranta redattori precari di Rai Utile, ora pronti a fare causa all’azienda. Dal digitale, infatti, pare proprio che si passerà alle carte bollate, con decine di azioni giudiziarie in partenza verso l’ufficio legale di viale Mazzini, presidiato da un professionista di grande livello come Rubens Esposito. Un contributo dalla piccola Rai Utile per superare un altro primato - quello delle cause perse - che in Rai vale circa 15 milioni all’anno.

Taxi a carico
Il responsabile del canale, Angiolino Lonardi, arrivato tre anni fa con la mission di lanciare il digitale terrestre Rai, aveva più volte messo in guardia l’azienda. «Non abbiamo nemmeno i soldi per la carta, forse perché siamo digitali» dichiarava, scherzando, alcuni mesi fa al Messaggero. E la sensazione di essere stati dimenticati ha fatto più volte capolino. Raccontano i dipendenti che la redazione è stata spesso costretta a pagare di tasca propria i taxi per gli ospiti (pena, lo studio vuoto). Tutto questo mentre si preferiva affittare gli studi anziché accettare quelli che Trenitalia avrebbe voluto mettere a disposizione gratuitamente alla stazione Termini.

È così che il primo canale pensato appositamente per la nuova frontiera tecnologica, nella pratica non è riuscito a produrre quei contenuti per il digitale che ora si cerca di rilanciare con il nuovo piano industriale. Una mancanza ascrivibile anche alla cattiva allocazione delle risorse e alla mancata valorizzazione di un potenziale - quello degli accordi con la pubblica amministrazione e con le istituzioni - su cui pare che il direttore stesse lavorando attivamente e che qualcuno quantifica in circa 30 milioni di euro. La vetrina di Rai Utile, insomma, ha finito per rompersi, forse ancor prima che le fosse consentito di mettere in mostra le sue merci migliori.