Rajoi, leader dei Pp che ha messo in difficoltà Zapatero

Il presidente del partito popolare doveva diventare il nuovo primo ministro della Spagna già nel
2004: i sondaggi gli promettevano la vittoria ancora a pochi giorni del
voto del 14 marzo. Poi, l'11, ci furono le stragi dei treni a Madrid (191
morti, 2000 feriti) e a sorpresa vinsero i socialisti

Madrid - Doveva diventare il nuovo primo ministro della Spagna già nel 2004: i sondaggi gli promettevano la vittoria ancora a pochi giorni del voto del 14 marzo. Poi, l'11, ci furono le stragi dei treni a Madrid (191 morti, 2000 feriti). Nei due giorni successivi il governo Pp uscente, ancora guidato dal dimissionario José Maria Aznar, volle a ogni costo accreditare la pista dell'Eta, quando gli attentatori erano in realtà terroristi islamici vicini ad al Qaida. E vinse contro ogni previsione il Psoe di José Luis Rodriguez Zapatero.

Ora, dopo 4 anni di opposizione dura in parlamento, Mariano Rajoy, l'eterno "secondo", prima di Aznar, poi numero due della politica spagnola dietro al premier socialista, aspira con forza alla rivincita e al primo posto. Nella lunga campagna, di fatto partita già subito dopo capodanno, Rajoy ha cercato di presentare al Paese un volto di padre di famiglia moderato, e di sfumare l'immagine di duro che si è costruita in quattro anni di scontro aperto con Zapatero. Nei due duelli in tv con il premier uscente il leader del Partido Popular è stato aggressivo, lo ha più volte accusato di avere "mentito" al Paese sulle trattative condotte con l'Eta due anni fa, e di avere rotto i patti di convivenza politica fra i partiti del dopo franchismo.

Pragmatico, attento agli umori del Paese, il presidente del Partido Popular ha evitato di annunciare marce indietro spettacolari sulle riforme "etiche" di Zapatero, come il matrimonio gay o il divorzio "express", preferendo parlare di correzioni (come "unione" invece di "matrimonio" omosessuali). Rajoy durante la campagna ha forgiato il personaggio virtuale della "nina feliz", immagine simbolo di tutte le bimbe spagnole di oggi e domani, di cui ha promesso da premier di garantire la felicità. Vista con scetticismo e condiscendente sarcasmo da comunicatori e stampa in un primo tempo, la "nina de Rajoy" è diventata un tormentone popolare negli ultimi giorni di campagna su internet e nelle conversazioni dei bar. Per il leader dei popolari - 53 anni il 27 marzo, galiziano come la moglie Elena Fernandez Balboa, due figli, Mariano jr e Juan - questa potrebbe essere l'ultima occasione per conquistare la Moncloa.

In caso di seconda sconfitta contro Zapatero, potrebbe dover lasciare la guida del Pp a beneficio della "dama di ferro", Esperanza Aguirree, presidente della comunità di Madrid e "falco" del partito, o del sindaco della capitale, Roberto Gallardon, leader dell'ala centrista. Ma Rajoy, appassionato sportivo, nonostante i sondaggi diano Zapatero favorito, si dice convinto di vincere "all'ultima curva dell'ultimo giro".