Ralf si sente finalmente libero: «Ora l’unico Schumacher sono io»

Dopo 10 anni di F1, Schumi jr non avrà più davanti l’ombra di Michael. «Cambierà poco, però sarà più bello perché per vincere non dovrò battere mio fratello»

nostro inviato a Barcellona

È più magro Ralf. Più sereno, più tranquillo, più gentile, sembra persino simpatico Ralf. Miracoli della vita, una vita di emozioni la sua, piena di gioie, soddisfazioni, forse non piena di pole e vittorie, diciamo solo farcita, una vita comunque miliardaria perché «da anni non devo preoccuparmi del futuro mio e dei miei cari, tanti sono i soldi che ho guadagnato». Ci sarebbe tutto per invidiarla una vita così, ma è vivamente sconsigliato farlo: guai a invidiare Ralf Schumacher. Perché sulla impietosa bilancia della vita, questo ragazzone tedesco di 31 anni ha messo tutto quel bell'elenco di cosine di cui si diceva, peccato però che sull'altro piatto ci sia sempre stato un macigno enorme per gli altri e devastante, opprimente, offuscante per lui: il confronto con il fratello. Michael Schumacher.
Ralf è più in forma, più tonico, è addirittura più disponibile. Ralf arriva di corsa, sono le 8 del mattino, sta per salire in macchina per i test, si siede con tuta indosso e guanti in mano, ma non sbuffa come un tempo; no, stavolta si gode il momento, il suo momento. Perché se da una parte dirà sempre che, in fondo, il confronto con Schumi non gli dà fastidio, dall'altra si sente finalmente libero di sognare un mondiale da Ralf pilota e non più Ralf fratello, libero di essere l’unico Schumacher in pista, libero di tracimare fierezza quando gli fanno notare che molti suoi tifosi lo hanno preso ad esempio. Perché, spiegano i fan tedeschi - in Germania si narra sia più amato di Michael -, perché lottare per la propria passione quando si sa che il confronto sarà impietoso, è una dimostrazione di forza, di carattere, nello sport come nella vita: «Mi auguro solo di essere un esempio positivo» si preoccupa lui.
E dunque, come si sente per la prima volta solo pilota e non più fratello del più grande?
«Qualcosa è cambiato, ovvio, lui mi mancherà a livello personale, ma non credo che sarà un campionato tanto diverso».
Nel Circus sono tutti convinti che lei abbia subìto molto questa situazione.
«Ma no, ho sempre affrontato le corse sapendo di dovermi confrontare in pista con mio fratello, un pilota eccezionale. Ormai sono tanti anni e posso tranquillamente dire di non conoscere la parola gelosia. Credetemi...».
Non sa che cosa sia perché il confronto con Michael era fuori portata, quindi inutile farne una malattia?
«Macché, io sono veramente fiero di quanto ha saputo fare Michael, ha meritato tutti i suoi successi».
Vincere sarà più bello?
«Questi sono problemi che interessano soprattutto i media, io ritengo semplicemente che vincere voglia solo dire sconfiggere tutti gli altri».
E a conquistare il mondiale ci pensa?
«Certo che ci penso, anche se adesso bisogna tenere i piedi per terra e ammettere che l’obiettivo principale è riuscire a centrare la prima vittoria in F1 per la Toyota. Dopo penserò al resto, ho ancora tanti anni di corse davanti a me».
Qualche suo estimatore dice che ogni suo punto, ogni pole, ogni vittoria ottenuta valga il doppio: perché lei, oltre a dover sfidare i colleghi in pista ha dovuto convivere con le imprese di suo fratello.
«Non saprei dire se tutto quello che ho ottenuto valga davvero il doppio. Certamente è stata dura, ma lo trovo anche normale, tanto più che sapevo che sarebbe stato così. So che a volte, alla gente, può essere sembrata difficile la mia situazione, ma io facevo esattamente ciò che mi piaceva. Come in tutti i lavori, fare quel che piace aiuta a sentirne meno il peso. In fondo io e Michael siamo e restiamo persone molto fortunate: giovani che hanno potuto realizzare esattamente quello che volevano, tanto più in un mondo difficile come questo, un ambiente dove trovare due fratelli in pista non è all'ordine del giorno».
Certo, però uno ha ottenuto tanto, l’altro molto molto meno.
«Lo so, lui ha raggiunto moltissimo, io non ho fatto altrettanto però resto comunque felice di quanto ottenuto: diciamo che sono... abbastanza contento».
Il momento più bello della sua carriera e quello peggiore?
«Di sicuro le vittorie, quelle di fila, nel 2003, in Germania e Francia. Il peggiore? Non credo ce ne siano stati... anzi no, diciamo gli incidenti, diciamo quello terribile nei test di Monza del 2003, quando ero in lotta per il campionato. Comunque, quel che conta è che a fine giornata uno sia soddisfatto di quanto fatto. E io lo sono... ognuno deve fare i conti con il proprio cammino, non con quello di altri».
Però ora ci sarà in pista un solo Schumacher, per cui dovrà fare un conto in meno, e che conto...
«È vero. E senza di lui, in gara sarà meglio perché per vincere non dovrò per forza battere mio fratello».
E se suo figlio, un giorno, le dicesse che vuole correre e arrivare in F1?
«Nessuno problema; ritengo che se lo vorrà proprio, potrà farlo. In fondo mio padre, con me, ha fatto proprio così».
Però suo figlio, quel giorno, potrebbe essere il terzo Schumacher. Gli augura un simile confronto?
Silenzio. Imbarazzo. Sorriso. «Be’, allora aspettiamo e vediamo se davvero gli viene questa passione».