Un Ramadan di sangue in Siria: 473 vittime in un mese

Terribile bilancio degli ultimi giorni di violenze, secondo l'Osservatorio dei diritti umani. Le forze di sicurezza proseguono nelle azioni di repressione

Una strage continua. Sarebbero 473 le persone uccise in Siria nel corso delle manifestazioni durante il Ramadan che si è concluso due giorni fa. Lo ha denunciato l'Osservatorio siriano dei diritti umani, mentre le forze di sicurezza hanno portato avanti operazioni nella regione centrale di Homs.
Il bilancio delle vittime durante il mese sacro dei musulmani, secondo gli attivisti dei diritti umani, si attesta a 473 persone, di cui 360 civili e 113 membri delle forze di sicurezza e dell'esercito, ha riferito nel dettaglio l'Osdh, che ha sede in Gran Bretagna. Fra questi morti, ci sarebbero 25 persone minorenni, 14 donne e 28 persone che avrebbero perso la vita in detenzione o sotto tortura, la maggior parte nella provincia di Homs, ha precisato l'organizzazione.
Il regime del presidente Bashar al Assad è contestato da metà marzo con manifestazioni quasi quotidiane. Almeno 2.200 persone, in maggior parte civili, sarebbero state uccise da allora, secondo le Nazioni Unite. La provincia di Homs è stata teatro ieri di operazioni delle forze di sicurezza e dell'esercito, che hanno lanciato un attacco sulla località di Houlé, a venti chilometri dalla città di Homs, arrestando sedici persone. In questa stessa località, le autorità hanno consegnato alle loro famiglie 13 corpi di persone sequestrate dalle forze di sicurezza a inizio agosto, scatenando la rabbia dei residenti, ha aggiunto l'Osdh. I comitati locali di coordinamento (Lcc), un gruppo che anima le manifestazioni in Siria, hanno segnalato da parte loro che le forze di sicurezza avevano dato alle fiamme a Houlé le abitazioni di due uomini e minacciato di arrestare le loro mogli e i loro figli se non si fossero arresi.
Nel villaggio di Aqrab le forze di sicurezza hanno inoltre lanciato un attacco, incendiando una casa e compiendo perquisizioni e arresti, oltre a terrorizzare gli abitanti, secondo i comitati. Nella provincia di Hama (centro), Mustafa Rostom, un esponente dell'opposizione, è stato arrestato nella località di Salamyeh dai servizi di intelligence militari.