Ramazzotti: "Ora canto la mia disillusione"

Del suo nuovo cd &quot;Ali e radici&quot; sono già state prenotate oltre duecentomila copie &quot;I ragazzi di oggi? Sembrano felici ma non lo sono: gli mancano i punti di riferimento&quot;<br />

Milano - «Ma io sto già lavorando al prossimo disco». Puf! Eros Ramazzotti sprofonda nel divanetto dello studio di registrazione, si rinchiude nel suo giubbotto di pelle e dai che si vede quant’è soddisfatto: Ali e radici, il cd che esce venerdì prossimo, è venuto fuori bello, complesso e raffinato. E d’accordo: sarà un successo, visto che è già triplo disco di platino solo con le copie prenotate (210mila) e diventerà uno dei cd più venduti dell’anno. Però è anche una rivelazione: in queste undici canzoni Eros Ramazzotti si sdoppia, mescola le sue «radici» tradizionali con le «ali» di nuove sonorità elettroniche (merito anche del nuovo produttore Michele Canova, che si affianca a Claudio Guidetti) e soprattutto fa un passo avanti come autore, sganciandosi dai cliché testuali e mettendo in musica il suo malessere di osservatore. Lui dice di essere come un pittore «che disegna ciò che vede» e, soprattutto nei tre brani conclusivi, si è lasciato travolgere - neppure fosse un impressionista pop - dalle sensazioni di chi attraversa la realtà en plein air. «Sono un istintivo, nel bene e nel male», spiega, affossandosi ancor di più sul divano.

D’altronde, caro Eros, la sua voglia di osservare il mondo si capisce già dal primo singolo, «Parla con me».

«Quando ho girato il video a Los Angeles, in una scena avrei voluto spaccare i computer. Ma mi hanno spiegato che non sarebbe stato un bel messaggio. Quella però è una canzone che parla di incomunicabilità, del disagio magari inconsapevole di chi si fa travolgere dalla tecnologia».

La generazione sms.
«Vedi i ragazzi tra i 18 e i 22 anni che sembrano felici ma in realtà non lo sono. E non hanno punti di riferimento. Su questo sono molto disilluso: la tecnologia bisogna usarla, non farsi usare. Io lo spiego sempre a mia figlia Aurora: mezz’ora di internet e poi basta. Lei ci starebbe tutto il giorno».
I
nsomma, «Parla con me» è la risposta a «Terra Promessa», il brano che venticinque anni fa la lanciò al Festival di Sanremo.
«A quei tempi c’erano più ideali da seguire, ora molto meno».

Allegria.
«Ma non è tutto così negativo: si tratta di vedere bene la realtà e di metterla a fuoco».

Allora mettiamola: tra meno di un mese ci sono le elezioni.

«Non sono né di destra né di sinistra: sono del partito di chi risolve i problemi. L’ultima volta che ho votato, ho votato per Berlusconi ma non avevo altre alternative. Mi spiego: non vedo in giro altre personalità di gran rilievo, qualcuno come il Berlinguer di una volta».

Ramazzotti, in tre canzoni («Nessuno escluso», «Non possiamo chiudere gli occhi», «Come gioielli») c’è il suo quadro della società.
«Non vorrei essere banale, dobbiamo solo capire dove stiamo esagerando, dove c’è uno sbaglio».

Ma il verso più bello del disco è in «Nessuno escluso»: «Il vero giusto sai chi è? È l’uomo che sa prendere un po’ di colpa anche per sé».

«E io cerco di farlo: è importante prendersi la responsabilità delle proprie azioni».

Lei si prende anche un bel po’ di pettegolezzi: i giornali ne sono pieni.

«E ogni settimana mi appioppano una donna diversa. Ma io, dopo Michelle, non ho più avuto né fidanzate né storie particolari. Adesso con lei ho un rapporto equilibrato e sereno: parliamo, andiamo a prendere Aurora a scuola, mangiamo un gelato, insomma facciamo le cose normali che fanno un buon padre e una buona mamma, no?».