Ramazzotti: «Questa Tv non sa aiutare la musica»

«I reality non promuovono i cantanti, ma il voyeurismo. Con Letta a Sanremo volevo solo sdrammatizzare»

Paolo Giordano

nostro inviato ad Ancona

Buongiorno Ramazzotti, sta per iniziare un altro tour mondiale. E, dopo la nomina a Sanremo, stavolta lo fa da Commendatore.
«Però devo star attento a far battute».
Quelle rivolte al sottosegretario Gianni Letta non erano granché.
«In realtà volevo soltanto sdrammatizzare».
Dicono che i tiggì l’abbiano anche censurata.
«L’hanno fatto. Certo, ho detto cose scomode».
Appunto. Ha persino criticato l’aspetto della croce da commendatore.
«Diciamo che guardandola per la prima volta ho avuto lo stesso pensiero che ho davanti a una bella donna: per piacermi davvero, mi deve piacere in ogni suo particolare».
Difficile cambiarlo, Eros Ramazzotti. Lui è una macchina da musica e in ufficio ha appeso anche decine di dischi d’oro ma lasciate perdere i discorsi: tanto più se parla a metà della notte, qui in un ristorante che guarda il mare di Ancona, dopo aver provato per l’ultima volta il nuovo concerto che si è già abbonato ai tutto esaurito in mezzo mondo. Barbetta (grigia) e cappellino (nero), sembra lo studente timido davanti al professore: per il solo fatto di essere interrogato, s’inceppa e abbassa gli occhi. E così snocciola tutti i capitoli della sua ultima vita, ma lo fa a modo suo, con le parole di chi preferirebbe comunque tacere.
Ramazzotti, ci sono sempre più stranieri nel suo gruppo. E il palco sembra pensato per un pubblico americano.
«Sono vent’anni che faccio concerti per piacere sia in Italia che fuori. È un’impostazione che mi piace e devo dire che, sotto questo profilo, i musicisti americani e inglesi hanno una marcia in più».
Negli Stati Uniti la tivù aiuta la musica in crisi. Ad esempio Kelly Clarkson vende milioni di cd ma è sbocciata in un reality show...
«Non mi sembra che questi programmi diano una mano alla musica. Più che altro, la gente li guarda per vedere Iva Zanicchi che va in bagno».
Adesso fa molto chic cantare le canzoni di altri. Lei va controtendenza?
«Tanti lo fanno perché non hanno un repertorio all’altezza, io invece sono quasi obbligato a togliere brani dalla scaletta per ragioni di tempo. Ma non escludo che un giorno potrei farlo, magari cantando qualcosa di Battisti».
Lei preferisce i duetti.
«Al Festival di Sanremo avremmo dovuto fare un trittico: Laura Pausini, io e Andrea Bocelli. Ma lui ha preferito seguire quello che gli ha consigliato la sua casa discografica».
Comunque il brano che lei canta con Anastacia è in cima alle classifiche.
«E lei mi ha dato la sua disponibilità per i prossimi mesi, quindi durante questo tour qualche volta canterà I belong to you sul palco con me».
In mancanza, c’è una corista strepitosa: Lidia Schillaci.
«Bravissima, ha poco più di vent’anni. È venuta al casting, ci è piaciuta e l’abbiamo presa subito».
Ha 43 anni, quasi quaranta milioni di dischi venduti, intricate vicende amorose: lei agisce sempre d’istinto?
«Io sono così. L’ho fatto anche per l’appello che ho lanciato per il piccolo Tommaso: se credo che ci sia qualcosa da dire non sto a pensarci troppo».
Ha visto il duello tv tra Berlusconi e Prodi?
«L’ho visto e mi è piaciuto».
Allora per chi voterà?
«Voterò a Bruxelles, d’altronde sarò là per un concerto e mi hanno detto che si può».