«La rambla come la Libia: si pensa solo ai costi»

(...) Più esplicita la sindaca: «Questo è un obiettivo urbanistico: pedonalizzare via Venti, indietro non si torna». Guai a chiedere qualcosa. Del tipo: ma tutta via Venti? La sindaco risponde di sì, l’assessore precisa di no, che c’è il mercato orientale e quindi l’ultimo tratto da via Cesarea in giù «non verrà modificato». Ovviamente per non rischiare di «fraintendere» è meglio certe cose non scriverle. E neppure chiederle. Vietatissimo poi fare cenno ai costi. «Non voglio più sentire questa cosa - esplode Marta Vincenzi - È come la guerra in Libia: tutti si chiedono quanto ci costa, sono preoccupati se arrivano i profughi. Non se ne può più. Al Comune è costato zero, piantatela di scrivere dei costi. Zero, capito? Hanno pagato gli sponsor». Che poi sono i vivaisti che hanno messo a disposizione le piante e le partecipate del Comune, le aziende tipo Amiu, Aster, Amt. Esattamente quali non viene specificato. La sindaco dà prima le cifre: «Quarantamila euro per l’allestimento più seimila per le manifestazioni». Poi i numeri: «Non è la stessa cosa, non sono soldi del Comune. Sono soldi nostri? Sì sono anche miei, e allora?».
Qualche temerario si azzarda persino a domandare se una strada si può definire «pedonalizzata» pur mantenendo il passaggio dei bus in entrambe le direzioni. Osservazione ideale per beccarsi una nota sul registro. Anzi, per finire direttamente davanti alla preside, che scatta: «E cosa volete? Togliere i bus? Oh, e poi come ci spostiamo? E siamo seri su». A dir la verità nessuno riesce a ridere.
Poi Farello riprecisa: «Troveremo altre soluzioni per i bus. Ci sono anche i cantieri per la metropolitana di superficie». Ma perché, quando verrebbe pedonalizzata via Venti? Altra curiosità impertinente. Si sa come reagiscono i prof quando lo studentello li becca impreparati a rispondere. E la preside si adegua: «Dobbiamo fare tutto entro fine anno al massimo. Vederci, discutere con il preside di Architettura, i progetti dovranno essere approvati entro febbraio 2012». Cioè entro le elezioni. Ma soprattutto, dovranno esserci i progetti. Cioè altri annunci. Fatti? Per il 2016, data in cui dovrebbe essere ultimato il nodo ferroviario di Genova, dovrebbe essere tutto definitivo? Altra rispostaccia: «Basta, non c’è da polemizzare su cose che non abbiamo ancora pensato». Su quello che hanno già deciso no, su quello che non hanno ancora pensato nemmeno. Ma soprattutto neppure su quello che stanno per decidere. Perché nel frattempo ci saranno i dibattiti pubblici: Marta Vincenzi ha deciso di chiedere ancora ai genovesi cosa ne pensano. A patto che rispondano quello che vuole lei: «Eh, no. Io la domanda se rivogliono via Venti come prima mica la faccio. Ormai il consiglio comunale per fortuna ha già deciso. E chi vuole le auto si candidi alle prossime elezioni. La gente deve potersi incontrare, sennò se ne va a vivere in un paesello».
Se non può «vivere» adesso in santa pace via XX Settembre è perché «c’è un frastuono che non si riesce neppure a parlare». La solita obiezione («ma perché allora lasciare gli autobus doppi che sono i più rumorosi e i più inquinanti?») è anche l’ultima: «Questo non è mica un dibattito - scatta in piedi davanti alla cattedra, pardon al tavolo, la sindaco - Basta, passiamo all’altra conferenza stampa su Euroflora». Che teoricamente verrebbe fatta dai dirigenti della Fiera pronti a snocciolare i dati. I giornalisti restano in religioso silenzio, prendono appunti e basta. Nessuna domanda. Anzi, a dir la verità, qualche impertinente in un paio di circostanze si azzarda a domandare di ripetere le cifre perché dette così velocemente, c’è il rischio di confondere i metri quadrati di erba stesa con le tonnellate di torba impiegata. «Ma se non sapete neanche cos’è la torba? Cosa vi interessa? - si intromette stizzita la preside che poi punta un collega - Dai, avanti, uno a caso, sentiamo: tu sai cos’è la torba?». A questo punto finiscono le testimonianze dirette di chi sta scrivendo, perché ritiene di dover tornare a scuola. Cosa fosse la torba lo sapeva, ma probabilmente doveva andare a ripassare meglio i concetti di conferenza stampa, di democrazia, di tolleranza, di sindaco e forse di qualcosa d’altro.
«I giornalisti genovesi tutti, hanno una grande fortuna: una sindaco che dispensa periodicamente lezioni di bon ton in relazione al gradimento delle domande quale piccolo Napoleone del palazzo comunale - fa sapere il segretario dell’associazione ligure, Marcello Zinola - Questa volta a scatenare l’ira del sindaco, con un graduale abbandono della conferenza stampa da parte dei cronisti, le domande inerenti i costi, le scelte e i programmi del Comune su “rambla” ed Euroflora. Non è la prima volta che accade con la sindaco Vincenzi che, non tollerando domande che ritiene provocatorie (possono anche esserlo, nel senso di provocare delle risposte che a volte non arrivano), non trova di meglio che impartire lezioni. Come categoria, consci dei nostri limiti, siamo sempre grati a chi sa o può insegnarci qualcosa. Ma non gradiamo lezioni da parte di chi vorrebbe stilare un elenco delle domande da fare e non fare. Una piccola, grande contraddizione da parte della sindaco di una città, Genova, che (giustamente) ha scelto e si vanta di essere la “città dei diritti”». E dire che nessuno le ha chiesto se avesse qualcosa da aggiungere sul derby.