Rampl e Profumo in sella all'Unicredit targato Crt

Presidente e amministratore delegato confermati al vertice del gruppo, di cui la la Fondazione piemontese diventa il grande "socio di riferimento". Torino, Carimonte e il libici sottoscrivono i 440 milioni negati da Verona e il titolo balza al del 5%

I grandi soci di Unicredit aggirano il «blocco» di Cariverona schierandosi compatti a sostegno dell’attuale ticket di comando composto dall’amministratore delegato Alessandro Profumo e dal presidente Dieter Rampl. Ieri pomeriggio, durante la riunione del comitato nomine, la resa dei conti, conclusasi con l’indicazione «a larga maggioranza» di confermare al vertice del gruppo i due banchieri in vista dell’assemblea dei soci chiamata a rinnovare l’intero consiglio di amministrazione.
Nessun voto formale ma l’unica voce dissidente, secondo quanto è trapelato, è stata quella di Verona che già venerdì aveva lasciato scoperti con un blitz circa 440 milioni del maxiprestito convertibile da 3 miliardi pianificato in ottobre da Profumo per rafforzare il patrimonio della superbanca. Una sfida, che il presidente scaligero Paolo Biasi aveva reso più tagliente comprando sul mercato un altro 1% di Unicredit a prezzi ben inferiori rispetto a quello previsto per la conversione dei cosiddetti «cashes» su cui Mediobanca ha costruito il prestito.
Dopo un fine settimana di contatti serrati e di reiterati inviti della Consob a fare chiarezza, Fondazione Crt, Carimonte e la Banca centrale libica hanno però confermato di aver rimediato alla «falla»: Tripoli, per bocca dell’ambasciatore, ha promesso di versare nelle casse di Unicredit altri 250 milioni mentre i due Enti si faranno carico dei restanti 190 milioni. Più precisamente il cda di Crt si è impegnato direttamente per 80 milioni, precisando che sono «allo studio le modalità tecniche più idonee per condurre a termine l’operazione, in tempi ravvicinati e attraverso un’iniziativa condivisa con altri soci di riferimento». In particolare, Carimonte verserebbe 50 milioni mentre per i rimanenti 60 milioni i due Enti costruirebbero una società veicolo ad hoc destinata ad andare a leva. La sottoscrizione formale dei cashes avverrà il 18 febbraio.
Tecnicalità a parte l’annuncio si è rivelato una boccata d’ossigeno per Piazza Affari, dove Unicredit ha preso vigore fino a chiudere in rialzo del 5,12% a 1,41 euro tra scambi per l’1,3% del capitale. A vestire i panni dell’alfiere delle Fondazioni era stato Vincenzo Calandra Buonaura: le consultazioni «hanno evidenziato una larghissima maggioranza in favore della riconferma di Rampl e di Profumo» e del mantenimento del cda a 23 posti, ha detto il rappresentante di Carimonte (socia di Unicredit con il 3,34%). Con la messa all’angolo di Biasi, Crt si candida a diventare il perno della nuova governance di Piazza Cordusio dove crescono di peso anche emiliani e libici (secondi azionisti con poco meno del 5%). Tanto che una delle due vicepresidenze che dovrebbero sopravvivere alla semplificazione della governance potrebbe essere affidata a Fabrizio Palenzona, in rappresentanza delle Fondazioni, mentre l’altra è reclamata da Tripoli: «Ci tocca di diritto, credo», ha detto l’ambasciatore libico in Italia a Cfn-Cnbc.
Fuori corsa, invece, Biasi e il suo plenipotenziario in Unicredit Gianfranco Gutty chiuso nel più stretto riserbo («lo sapete che non parlo») uscendo dall’istituto dove era in agenda anche il comitato strategico. La forte irritazione dei soci per l’affondo di Biasi lascia pensare che Verona sarà costretta a presentare una lista di minoranza anche per continuare a sedere in cda (2 i posti disponibili). Da qui all’assemblea, complice la difficoltà di escludere un socio storico come Verona (forte del 6% del capitale), le diplomazie potrebbero però preferire un armistizio. «Mi auguro si possa andare verso una ricomposizione, ma non sono in grado di dirlo», ha già auspicato Calandra precisando di non sapere i motivi della retromarcia di Biasi.