Randagi pericolosi come in Sicilia, ma il Comune non chiede più aiuto

Anche Rezzoaglio abbandona i cani randagi. O meglio, quando si trattava solo di «rieducarli», magari con un soggiorno terapeutico in un canile psichiatrico in Piemonte, i soldi li chiedeva alla Regione e in parte li trovava nel suo bilancio, adesso che i cani randagi diventano pericolosi per residenti e turisti non chiede neppure più l’intervento della Regione.
La situazione emerge a seguito di un’interrogazione della capogruppo dell’Italia dei Valori, Carmen Patrizia Muratore, che chiede all’assessore alla sicurezza Claudio Montaldo di sapere cosa intende fare la giunta. Soprattutto visto che nella zona di Rezzoaglio questi cani randagi starebbero proliferando «con conseguente rischio per la pubblica incolumità analoga a quella verificatasi nel Sud». Cioè, per restare nel paragone citato, potrebbe accadere che qualche animale aggredisca e sbrani un bambino. L’assessore replica alla consigliera della sua stessa maggioranza spiegando che la Regione è disponibile a intervenire, che ogni anno stanzia per questo genere di cose 300mila euro e che anzi quest’anno di euro ce ne sarebbero addirittura 400mila. Ma che il Comune di Rezzoaglio aveva presentato una domanda di contributi nel 2007 ma così com’era non era stata ritenuta ammissibile, mentre nel 2008 non l’ha neppure presentata.
Occorre cioè fare un salto all’indietro. Due anni fa il Comune aveva chiesto alla Regione 50mila euro perché in totale gliene servivano 60mila per catturare i cani selvatici e mandarli in una specie di sanatorio psichiatrico per animali nell’Alessandrino, affinché venissero curati e reinseriti nella «società». Quel progetto era appunto quello che la Regione non aveva potuto accogliere. Adesso la situazione, a detta della stessa Muratore, è peggiorata, perché il rischio per l’uomo sarebbe reale. L’emergenza primaria non sarebbe più quella della tutela degli animali ma quella delle persone. Ma, spiega l’assessore Montaldo, a questo punto il Comune di Rezzoaglio i soldi non li chiede neppure più.