Le rane regalano all’uomo cento nuovi tipi di antibiotici

Dagli stagni una lezione per la medicina: le rane stanno suggerendo agli uomini dei rimedi potentissimi contro molte infezioni che gli antibiotici oggi in commercio non sono più in grado di combattere. I ranocchi, infatti, sono una fonte preziosissima di sostanze antibatteriche, molte delle quali possono aprire la strada ad una nuova generazione di antibiotici.
Ne è prova uno studio condotto da Michael Conlon dell’università degli Emirati Arabi Uniti presso Abu Dhabi grazie a cui sono stati isolati dalla pelle di migliaia di specie di rane ben 100 potenziali antibiotici, molti dei quali potrebbero entrare in sperimentazione clinica nel giro di cinque anni.
Il lavoro è stato presentato al 240esimo National Meeting della American Chemical Society in corso a Boston. Gli antibiotici che oggi abbiamo a disposizione sono sempre meno efficaci; colpa dell’uso inappropriato ed eccessivo che ne è stato fatto, con conseguente comparsa di batteri farmaco-resistenti. Vi sono alcuni batteri resistenti a più di un farmaco e quindi temutissimi.
Non è la prima volta che si cercano, sovente, purtroppo, in modo cruento e ascientifico, rimedi per la salute dell’uomo in vari animali. Ne è un esempio la lumaca di mare della Grande Barriera Corallina, Conus marmoreus, che produce una tossina con potente effetto analgesico priva dei pesanti effetti collaterali degli antidolorifici. L’elenco degli animali che aiutano i medici è interminabile e anche la rana stessa non è nuova in questa lista. Non potrebbe essere altrimenti, le rane da tre milioni di anni vivono in ambienti pieni di insidie e in acque tutt’altro che pulite, e hanno imparato a fronteggiare benissimo il rischio di infezione, e a tale scopo si sono dotate di potentissime sostanze che secernono dalla loro pelle per proteggersi, creando una «corazza» chimica sul proprio corpo.
È da tempo che gli scienziati si sono accorti del tesoro che esce dalle loro ghiandole cutanee. Ma finora, quando si è tentato di isolare e utilizzare questi portentosi rimedi, i risultati sono stati piuttosto elusivi, principalmente per due motivi: perché molti di questi potentissimi antibatterici sono risultati tossici per le cellule umane, e perché alcuni sono facilmente degradati una volta immessi nel circolo sanguigno, quindi inservibili.
Il nuovo lavoro, oltre ad aver isolato almeno 100 possibili antibiotici, ha però anche trovato il modo di ovviare a entrambi questi limiti, ideando delle piccole modifiche strutturali alle sostanze isolate per renderle meno tossiche e più resistenti.
L’equipe di Conlon ha intessuto contatti con ricercatori di varie nazioni da cui ha ottenuto diversi campioni di secrezione di pelle di rane di migliaia di specie che vivono nei luoghi più disparati del mondo ed ottenuto uno spropositato numero di sostanze potenzialmente utili.
Queste sostanze verranno copiate in laboratorio (le rane sono in via di estinzione e per nessun motivo gli scienziati vogliono sfruttarle mettendole in pericolo) e gli analoghi sintetici degli antibiotici di rana saranno testati e immessi in commercio. Il bottino è già sostanzioso, ci sono 100 sostanze tra cui una efficace contro l’Iraqibacter, il batterio responsabile dell’infezione farmaco-resistente comune tra i reduci dall’Iraq. Un altro si è rivelato promettente contro il famigerato Stafilococco aureus meticillina-resistente, temuto prima di tutto negli ospedali. E la caccia continua esaminando altre specie di rana.