Rania, la bella regina non piace più al popolo Monarchia minacciata: troppo chic e sprecona

Vento di primavera araba anche in Giordania. I sudditi contestano lo
stile di vita della sovrana, si comporta come Maria Antonietta. Nel mirino anche la sua festa da favola per i quaranta anni con oltre seicento ospiti

Rania che traballa. Tacchi alti e occhi da cerbiatto. Bella, dolcissima Rania, risucchiata nell’ingorgo della primavera araba. Le rivolte sono alle porte, Tunisia, Egitto, Libia, Yemen, Siria. Attorno alla Giordania il cerchio si stringe, ad Amman si avvertono gli scricchiolii di una monarchia mal sopportata. I capi delle tribù, alla base della monarchia, sono in subbuglio. Ribolle la rabbia, sale la frustrazione, chiedono più autonomia, accusano il regno di corruzione, se la prendono con la regina perché al momento non possono ancora attaccare Re Abdalla. Rania è nel mirino, attaccata dal suo popolo. Amatissima all’estero, sempre più odiata in patria. Lei come Maria Antonietta ai tempi della Rivoluzione francese. Accusata per le spese folli, lo shopping a New York, lei sempre così glamour, così chic, così occidentale. Le brioches di Maria Antonietta e lo shopping di Rania.
L’accusano adesso più che prima. Nel regno c’è gente che muore di fame, che combatte per i diritti, lotta per respirare lo stesso vento di libertà che è soffiato in Egitto e in Tunisia, lei che organizza grandi feste. Attorno a lei il vuoto. Le mogli dei dittatori arabi sono diventate via via il simbolo del rifiuto popolare. Solo un paio di mesi fa Asma el Assad, moglie del presidente siriano, brillava come modella su Vogue e raccontava: «Il mio è il Paese più sicuro del Medio Oriente». Oggi di lei si sono perse le tracce, sparita fino a quando la situazione non si ristabilirà. Jadiya el Gamal, sposa del figlio e presunto successore di Hosni Mubarak cliente delle case di moda più note e affezionata agli interventi di chirurgia plastica oggi è la moglie di un recluso. Leila Trabelsi, consorte dell’ex presidente tunisino Ben Ali è scappata velocemente in Arabia Saudita. Per il momento la rivoluzione ad Amman sta passando solo di striscio e Rania sembra intenzionata a resistere. Il marito è un monarca moderato e ha dato il via libera a riforme concrete per sedare le poche manifestazioni che si sono viste per le strade. Gli stipendi sono aumentati e le tasse ridotte. Anche Rania sta facendo del suo meglio, cercando di migliorare le condizioni di vita delle donne e bambine. Un attivismo politico che però non piace proprio a tutti. Una regina incoronata direttamente dal marito appena rimasto orfano. Non toccava ad Abdalla diventare re nel 1999, quando il padre Hussein morì di cancro. Toccava al fratello maggiore, Hassan. Allora fu tutta colpa delle mogli, la vedova del Re e la consorte del principe ereditario non si potevano vedere. Abdalla fu la seconda scelta. E Rania divenne così regina, nonostante il suo sangue palestinese, nonostante quel debole per la moda occidentale, lei che non porta mai il velo in pubblico, lei che interviene all’Onu, all’Unicef, che parla con i capi di Stato come un uomo. Tutto questo non piaceva allora e piace ancora meno oggi. L’intolleranza vero di lei sale. L’11 febbraio, giorno in cui Hosni Mubarak lasciava il potere in Egitto, un gruppo di 36 capi tribù firmava una dichiarazione in cui si puntava il dito contro la regina. Nel mirino anche la grandiosa festa di compleanno per i suoi 40 anni. Era il 2010 e Rania aveva voluto fare le cose in grande, un ricevimento da mille e una notte nello «scicchissimo» deserto di Wadi Rum. Oltre seicento invitati, champagne a fiumi e coreografie impeccabili con tanto di faraglioni illuminati e un’enorme scritta «40». «Rifiutiamo questi compleanni scandalosi che si celebrano a spese della povera gente», hanno scritto i capi tribù. «Il re continua ad essere intoccabile- dice Martin Beck, analista tedesco. Le denunce si concentrano sulla regina. Rania non è popolare, non lo è mai stata e ora si usa lei per criticare lui». Rania in equilibrio.