Ranieri in dolce-amaro «Credo all’Inter scudetto Non al tavolo della pace»

nostro inviato a Appiano G.

Più facile vincere lo scudetto con l’Inter o scoprire un vero tavolo della pace nel nostro calcio? Claudio Ranieri, vecchio (no, antico) navigatore di mari pallonari non ha dubbi. «Scudetto: finchè i numeri ci sorreggono ho il dovere di crederci. Sarebbe un’impresa. É un campionato dove tutto può succedere, un po’ particolare». Già, perchè il resto è peggio. Cioè meno credibile. Sì, s’intenda il nostro calcio e i suoi azzeccarbugli, che siano presidenti o avvocati. «Tavolo della pace? C’è solo il nome. Sono scettico, sarei contento se arrivasse la parola fine ad una pagina bruttissima del calcio italiano. Non se ne può più: è una macchia grossissima. Più ne parliamo, più ridono di noi». Pioggia di superlativi, come raramente gli capita di usarne. Ranieri spesso parla per frasi fatte, mezzi proverbi, usa senza ritegno la parola “campioni“ parlando dei giocatori dell’Inter. Ma per esprimere sdegno, e un certo schifo, di tutto quanto visto e ascoltato in questi giorni e anni, insomma il made in Agnellino e compagnia cantante, i vaniloqui della lega calcio, processi, sentenze e ricorsi, servivano i superlativi.
E così, sotterrati paroloni e parolai, l’unico vero riparo sta nel parlare di pallone e palle gol. Il calcio di Ciotti e Ameri, come lo ha appena ribattezzato Mancini, nome Roberto, un altro allenatore che dalla sedia di conferenziere nerazzurro spesso lanciava segnali di disgusto. Dev’essere un virus. Come quell’altro che ha colpito l’Inter e che nessuno, per ora, è riuscito a controbattere con buoni antibiotici.
L’Inter ricomincia dal fondo classifica: sette partite da qui a Natale per capire qualcosa del destino. Avversarie non proprio irresistibili. Ci potrebbe stare un filotto (magari non proprio 7 su 7) se l’Inter ritrovasse un pizzico di forza fisica, miglior forma e difesa più credibile. Leggere i nomi: Cagliari, Siena, Udinese, Fiorentina, Genoa, Cesena, Lecce. «Dopo la partita con il Lecce tireremo le somme e avremo idee più chiare. Più saranno le vittorie, più significherà che avremo ritrovato entusiasmo e voglia di arrivare in alto. Se fossimo una piccola squadra parleremmo di retrocessione. Ma questa è l’Inter, c’è la possibilità di tirarsi fuori dalle sabbie mobili». In quanto allenatore appena recuperato alla causa, Ranieri ha il dovere di tener alte speranze e morale. E magari di tapparsi qualche occhio. I difetti sono tanti: l’usura fisica una certezza, l’invecchiamento di diversi giocatori altrettanto.
E gli infortuni non mollano. Stavolta si è fermato Lucio: botta al ginocchio sinistro. Ranieri spera di recuperarlo per martedì in Champions. Al posto di Maicon andrà in campo Jonathan, che finora sembra un rinforzo per caso: indefinibile, se non pensando al peggio. «Vediamo quanto dura». Anche il tecnico ci è andato cauto non sapendo come definirlo: giocherà perchè non ci sono altri terzini.
Contro il Cagliari Ranieri cerca la sua vittoria numero 200 nel campionato italiano. Il Cagliari avrà Ballardini in panca per la prima volta, ma in campo non ci sarà Cossu: un affare per l’Inter. Vero che la tradizione porta bene agli allenatori che subentrano: finora su 5 sostituzioni (una era quella nerazzurra) quattro sono andate a buon fine al primo colpo. In altri tempi l’Inter non si sarebbe preoccupata di nulla, o quasi, ora ogni particolare può diventare uno spigolo. Moratti ha già consumato il bonus allenatore: gli toccherà comprare giocatori.
Ranieri si è presentato sulla panca quando il Milan aveva solo un punto in più dei nerazzurri. Oggi il distacco è imbarazzante, anche se l’Inter ha giocato una partita in meno. Potrebbero venir dubbi pure sul tecnico, che ha già provveduto a difendersi. «Non mi rimprovero nulla. Al Milan, Allegri conosceva bene i suoi giocatori: ha recuperato quello che doveva». Sottinteso: per me era più difficile. L’Inter è rimasta ai ricordi. Pochi, o nessuno, si arrendono all’idea che sia già chiuso un ciclo. Il Cagliari ha segnato solo 9 gol (ehm! l’Inter 11), ma 7 fuori casa. Anche questo potrebbe essere un problema. Soprattutto in un campionato strano.