Ranieri: «Alla Juve comincio a fare l’allenatore»

«Quando la Signora ti chiama non puoi pensare troppo tempo. Scudetto? Non voglio illudere nessuno»

da Torino

Finalmente. Claudio Ranieri è il nuovo allenatore della Juventus. L'ufficializzazione è arrivata ieri a metà pomeriggio. Il nuovo tecnico è stato poi presentato alle 18 presso il centro sportivo di Vinovo: rilassato, come al solito elegante e con tanta voglia di far ripartire la Juventus. Una sfida affascinante per entrambe le parti: per lui che non ha mai vinto un campionato, per la Signora che un campionato vorrebbe tornare a farlo proprio nel minor tempo possibile. Finito Lippi nel dimenticatoio - ammesso che la pista sia stata mai percorribile - i bianconeri ripartono quindi da questo 56enne signore romano che da allenatore si è seduto sulle panchine di Vigor Lamezia, Campania Puteolana, Cagliari, Napoli, Fiorentina, Valencia, Atletico Madrid, Chelsea, ancora Valencia e infine Parma. Contratto triennale «perché la stabilità è importante - ha commentato l'amministratore delegato bianconero Blanc -. La scadenza è stata fissata a giugno 2010, la stessa che avevamo proposto a Deschamps». Solo che con il francese si era ormai spezzato il feeling, «mentre con il signor Claudio l’identità di vedute è stata immediata». Si vedrà: intanto va registrata l’espressione non proprio felice di Alessio Secco al tavolo della conferenza. Giusto però a questo punto concedere il beneficio del dubbio, anche se pare chiaro che una parte della società spingesse per Vialli e un’altra per Ranieri. Il primo contatto sabato sera, trattativa lampo: «Quando la Juve chiama, non ci si può pensare troppo - ha detto l’ex allenatore del Parma -. In Inghilterra avrei avuto responsabilità totale, qui la condividerò con un team che già funziona. Vogliamo riportare la Juve al posto che le compete, provando a bruciare le tappe. Non vogliamo illudere nessuno parlando di scudetto l'anno prossimo: i tifosi devono mostrare l'orgoglio di essere juventini ed essere fieri di quello che la squadra saprà fare. Se daremo sempre il massimo, nessuno ci criticherà e torneremo a essere la fidanzata d'Italia».
Belle parole, cui dovrà seguire tanta sostanza: «I campioni che già ci sono mi aiuteranno a far crescere i giovani. Spero che il 75 per cento di possibilità che Buffon resti alla Juve si tramuti presto in una certezza, mentre non ho dubbi su Camoranesi, Del Piero e Nedved. Trezeguet? È tra coloro che son sospesi». E Blanc, di rimando: «In settimana ci incontreremo con il suo procuratore e cercheremo la soluzione migliore per lui e per noi». Tradotto: o allunga oltre il 2008, oppure lo si cede al miglior offerente decidendo magari di puntare su qualche giovane. «Dobbiamo avere coraggio - ha proseguito Ranieri -. Nel Liverpool che ha giocato la finale di Champions League c'erano anche giovani fatti in casa, la Juve dovrà provare a percorrere quella stessa strada. Criscito per esempio è un ragazzo sul quale conto tantissimo: i nomi vanno bene, ma quel che conta è la sostanza. Lampard? Non illudiamo la gente: valuteremo comunque tutte le possibilità». Dovrà seminare e raccogliere, Ranieri: avrà il tempo per farlo «anche se non mancheranno i nostalgici che ci ricorderanno sempre la Juve che è stata. Noi però dobbiamo guardare avanti e vincere nel minor tempo possibile, ricordando però che Abramovich ha speso milioni di euro senza avere ancora vinto una Champions e che Moratti ci ha messo anni prima di portare a casa uno scudetto». Destino comunque strano, quello di Ranieri: fino a sei mesi fa inattivo, poi salvatore della patria a Parma e ora uomo della rinascita juventina. «Non mi sono mai sentito fuori dal giro che conta, semplicemente aspettavo l'occasione buona per tornare. Avendo allenato in Spagna e Inghilterra, ho ricevuto molte offerte da altri mercati ma nessuna mi aveva convinto fino in fondo. Sto per cominciare una nuova avventura e per certi versi mi sento come uno che inizia davvero a fare l'allenatore. Metterò a disposizione di tutti la mia esperienza e spero che la mia Juve ricalchi quella di Lippi: magari non la più forte sulla carta, per tanti anni la migliore sul campo».