Ranieri, l’uomo da derby In città comanda sempre lui

Il segnale è arrivato dopo un quarto d'ora scarso: pallone aereo, staccano Yuto Nagatomo e Zlatan Ibrahimovic, e siccome non c'è partita, tutti gli sguardi vanno in mezzo all'area dell'Inter per capire a chi finirà la palla. Invece vince il giapponese: salta più in alto anche se per guardarlo in faccia deve salire sullo sgabello. Ranieri si è strofinato gli occhi, ma dicono sia un suo tic.
Lo ha rivinto, se le partite di campionato fossero 38 derby, lui sarebbe sempre campione d'Italia.
Ma Allegri non ha demeritato, solo che si è presentato dentro San Siro in giacca, davanti a un'Inter talmente abbottonata che sembrava quella di Mou. Allegri comunque stava bene, il rinnovo a due e mezzo più bonus gli ha messo salute. La gente lo vede sulla panca del Milan e pensa chissà cosa ma il ragazzo è quasi un esordiente. Ha firmato il suo primo contratto da professionista soltanto tre stagioni fa, che nel calcio magari sono un'eternità ma alla fine si parla di 29 maggio 2008. E quel che mette paura è che ha firmato con Cellino, uno che si infila gli allenatori sotto la sedia e poi se li dimentica. L'Allegri parte in campionato e nelle prime cinque ne perde cinque. Dunque se qualcuno ha in mente Cellino non ci crede, ma lui, il Massimiliano Allegri è rimasto, ha preso coraggio e ha seminato il panico. Nelle successive 17 partite ha messo insieme 34 punti, va a Torino e batte la Juventus, va al'Olimpico e gliene infila quattro alla Lazio, all'ottava di ritorno il Cagliari era aritmeticamente già salvo. È uno che lo devi spingere, poi va da solo, e se gli tiri un pacco poi devi rimediare perché il ragazzo è capace di tutto.
Il dottor Galliani l'ha capito e il rinnovo non è arrivato per caso: ti rimetto Pato nello spogliatoio però pago. Ieri sera Allegri è andato oltre, Pato l'ha messo dentro subito. Ma Pato non era da mettere dentro subito, troppo in subbuglio gambe e cuore, Samuel e Lucio hanno fatto il resto. Allegri non si è mai scomposto, al massimo si è infilato le mani in tasca, si è girato è ha abbassato la testa. È successo quando su un lancio di Zambrotta il Papero c'è andato tenero come un papero e non l'ha presa, insomma l'ha mancata e la palla è finita in fallo laterale per l'Inter. Chissà cosa avrebbe fatto Tevez con quel pallone, ma non è detto sia stato questo il pensiero di Allegri, magari gli sarebbe bastato Inzaghi. Comunque poi Pato l'ha rimesso dentro anche alla ripresa e qualcuno si è domandato se fosse il caso.
Ranieri invece era in tranch, si è messo sul vertice della sua area di competenza e ha contunuato incessantemente a spostare i suoi come se fossero una flotta di barchette in alto mare: tutti su, adesso tutti giù, tu di qui, tu di là, tu scendi da quel traliccio e tu segui quel diavolo di Van Bommel quando sale. I suoi ragazzi hanno lavorato in umiltà, una chiama forte e coraggiosa del tecnico li ha salvati quando su angolo a favore si erano dimeticati di Pato, appostato sulla riga di centrocampo. Tutti guardavano l'area del Milan affollata di gente urlante che invocava il pallone, il signor Ranieri invece ha visto il Papero in agguato e ha urlato qualcosa a Thiago Motta. L'oriundo ha alzato i tacchi, proprio lui che sugli angoli si esalta. Ma gli ordini sono ordini è qui che si vede se la squadra ti viene dietro. E il bello è stato che la palla, sul rinvio, è finita proprio a Pato che ha ingaggiato il duello con Motta. E se le sono anche date. Però questo è un episodio, nel traffico e nella quiete meglio l'Inter, disciplinata e obbediente, perché non era vero che era quella che rischiava meno, se perdeva era morta e già sepolta e il signor Ranieri lo sapeva. Ha vinto, e Nagatomo è il primo giapponese a giocare e vincere il derby di Milano