Ranieri: «Mou? Ho spento Cambio ruolo a Nedved Iaquinta è da vera Juve»

TorinoAlle spalle, cinque vittorie di fila in campionato: come era già riuscita a fare in stagione tra ottobre e novembre. Oggi, contro il Chievo, la Juve cercherà di migliorare il suo curriculum non tanto per amore di statistica, quanto per dare un senso all'inseguimento all'Inter. Con due partite ancora da giocare prima dello scontro diretto di sabato 18 aprile e sette punti da recuperare, i bianconeri non possono far altro che pensare a raggiungere quota sei. Il Chievo pare vittima predestinata: non ha mai battuto la Juve ed è riuscito nell'impresa di tirarsi fuori dalla bassa classifica mettendo insieme tre vittorie e un pari: chiaro che non regalerà nulla, però il pronostico va da un solo lato. «Tutti pensano alla sfida con l'Inter - dice Ranieri -. Io penso sia un atteggiamento da provinciali: se battiamo i nerazzurri ma non vinciamo prima e dopo, mi spiegate a cosa serve?».
A nulla, è chiaro. E comunque l'Inter, volenti o nolenti, è sempre presente in tutti i discorsi. E Mourinho con lei: «Io non andrò ospite da Chiambretti - ha rivelato Ranieri - ma ammetto di avere guardato un pezzo della trasmissione che aveva ospite il portoghese. Quando però ha detto che noi abbiamo coma cassa di risonanza certa stampa, ho spento». Dentino avvelenato, pur con il sorriso sulle labbra: Ranieri è stato spesso attaccato, le polemiche non sono mancate e lui ultimamente ama mettere i puntini dove deve. «Per avvicinare i nerazzurri, bisognerà che tutto ci giri per il verso giusto. Loro hanno qualche problema fisico e comportamentale, noi forse al momento stiamo meglio ma parlerà il campo». Di sicuro, a Torino nessuno fa le bizze come Adriano: Trezeguet ha alzato la voce una volta, ma è finito in panchina e in un paio di giorni è finito tutto. E se anche oggi il prescelto fosse Iaquinta (probabile), certo il francese non scapperebbe a Monaco: così, in attesa che magari a giugno prenda la destinazione più gradita (Barcellona, Lione), adesso se ne sta buono a Torino. «Farò una scelta iniziale, poi la partita mi suggerirà il da farsi». Tradotto: il francese in panca e Iaquinta subito: «È sempre meglio sfruttare il periodo di forma di un giocatore - è il parere di Ranieri -. Vincenzo è un genuino: non ci sta mai a perdere, ha dentro il dna della Juventus. Io come allenatore lo avrei voluto sempre al cento per cento ma certi stop, anche se danno fastidio, vanno presi per quel che sono».
Piuttosto, la novità di giornata potrebbe essere Nedved centrale: un po’ per ritagliare spazio a Giovinco, spedito in rampa di lancio già prima della sosta, un po' per fare venire qualche dubbio in più al ceco riguardo il futuro. «Ha già giocato in quella posizione quando eravamo in emergenza - ha ricordato Ranieri - cavandosela bene. Potrebbe succedere ancora: io gli butto delle esche, magari lui si fa ingolosire e resta con noi anche l'anno prossimo. Ci spero, non lo nego». Il ceco viene insomma tirato per la giacca: buono per tutti gli usi, da uomo spogliatoio a giocatore part-time ma decisivo (recentemente nel derby e a Roma), ora anche nelle vesti di jolly in diverse zone del campo.
Chi invece sa giocare solo in un ruolo, ma in quello è emerso fino a diventare il migliore del mondo, è Gigi Buffon. Il quale oggi festeggerà le trecento presenze con la maglia bianconera: «Sono orgoglioso. Collezionare 300 presenze con una stessa squadra non è mai facile, soprattutto se si chiama Juventus. Ma è anche un segnale della continuità che ho saputo raggiungere in questi otto anni di vita torinese». In realtà qualche acciacco ne ha condizionato le ultime due stagioni, ma la sua presenza resta fondamentale: se poi arriverà "la folle offerta" da parte di qualcuno e la Juve decidesse di sedersi intorno a un tavolo, Buffon rappresenterebbe un patrimonio da commercializzare al massimo. Nel frattempo, applausi: davanti a lui, nell'attuale rosa, ci sono solo Del Piero (596) e Nedved (319).