Ranieri non molla Giovinco: «Si conquisti il posto qui»

TorinoSabato, sotto la neve e con la Juve già avanti 3-0 sul Genoa, Sebastian Giovinco ha fatto il suo ingresso in campo: pareva un pulcino spaurito, dall'alto dei suoi 164 cm in mezzo a un campo dove si faceva fatica a identificare le righe. Una pattinata qua e una là, il talentino bianconero ha fatto in tempo a procurarsi un rigore: sul dischetto ci è andato naturalmente Del Piero, che ha segnato il suo gol numero 250 con la maglia bianconera e si è preso giustamente tutti i titoli. Il Piccoletto, che l'anno scorso di questi tempi era già la Formica atomica in quel di Empoli, se ne è tornato a casa chissà quanto soddisfatto: vero che a novembre, prima di sabato, aveva racimolato la miseria di sedici-minuti-sedici, vero anche che la ventina di minuti giocata contro il Genoa non sposta il suo status di talento dimezzato. Basti un dato: nonostante tutte le assenze che la Juve ha dovuto sopportare nelle prime quattordici giornate di campionato, solo lo svedesino Ekdal e il subito rotto Trezeguet hanno giocato meno di lui.
Le cifre sono impietose, insomma: 267 minuti, con due sole presenze da titolare e zero gol, sono nulla per uno che venerdì 17 ottobre ha prolungato il suo contratto con la Juve fino al 2013 alla bella cifra di 800mila euro l'anno, più premi e incentivi. «Arriverà il suo momento», dicono tutti. Ranieri, che non è tipo da toni forti, ha cominciato a mostrare segnali di nervosismo: «L'abbiamo già mandato l'anno scorso a maturare, adesso deve conquistarsi il posto nella Juventus. Giocare venti partite altrove, di cui magari cinque benissimo, serve a poco: deve vincere la concorrenza qui, anche se davanti a lui c'è un ragazzo che si chiama Pavel Nedved». Tiri fuori gli artigli, insomma: in allenamento e in campo, visto che in sede contrattuale già l'ha fatto. Di sicuro, per lui stravedono oltre Manica, dove Zola lo porterebbe volentieri al West Ham ma dove anche l'Arsenal di Wenger, respinto in estate, pare volerci riprovare.
Il ds juventino Secco per il momento garantisce che nulla succederà, imitato ieri da Andrea D'Amico, procuratore del giocatore: «Se Giovinco è alla Juve, vuol dire che ha qualità da Juve. È normale, poi, che ogni calciatore voglia fare il proprio mestiere e scendere sempre in campo: sarebbe strano il contrario. Lui comunque lavora con estrema serenità per farsi trovare pronto quando Ranieri lo chiamerà in causa. La gara con la Reggina è stato un perfetto esempio: quando è entrato, si è procurato un calcio di rigore». Peccato si trattasse di quello che negli Usa chiamano "garbage time", letteralmente "tempo spazzatura": ovvero, quando non c'è più nulla in palio.