RANIERI AL PICCOLO Una cavalcata napoletana assieme all'israeliana Noa

Lunedì sera lo Strehler ospita il recital del «cantattore»: omaggio a tre secoli di tradizione canora e musicale

Ferruccio Gattuso

Forse in qualche soffitta della vecchia Napoli c'è un ritratto che lo raffigura, e che invecchia al posto suo. Come succedeva per il Dorian Gray nato dalla penna di Oscar Wilde. Massimo Ranieri concede al tempo di lambirlo, ma solo appena: qualche ruga sul viso da giovanotto per bene, di quelli che è facile presentare ai genitori, nessuna invece sulle corde vocali che esplodono musica da più o meno quarantadue anni (ne ha 54 e ha cominciato dodicenne, esibendosi a battesimi e cresime: parenti e amici sfornavano pargoli e lui cantava, a 13 anni col nome di Gianni Rock faceva già la spalla a Sergio Bruni nelle tournée oltreoceano per i nostri emigrati, a 20 anni aveva già vinto Cantagiro, Canzonissime varie e venduto qualcosa come 14 milioni di dischi).
Ranieri di Napoli - principe anche lui, ma della canzone partenopea - ha fatto di tutto: teatro, cinema, regia e ovviamente tanta musica, e non ha mai voltato le spalle a nessuna di queste aspirazioni. Fresco di lavoro teatrale come regista d'opera (a febbraio ha diretto L'Elisir d'amore di Donizetti, messo in scena al Teatro San Carlo di Napoli), oggi il «cantattore», come lui stesso ama definirsi, completa con una tournée di recital musicali il suo progetto dedicato alla tradizione della musica napoletana.
Una trilogia cesellata in album concept che sono, per le abitudini della canzone leggera e popolare tricolore, più che un'anomalia: un caso pressoché unico. Con Oggi e dimane del 2001, Nun è acqua del 2003 e Accussì grande, l'ultima fatica discografica giunta nei negozi, Massimo Ranieri ha voluto ricordare a sé stesso e al proprio pubblico le radici più nobili della nostro passato canoro.
Pescando dal Golfo gli spartiti più belli, l'interprete partenopeo ha terminato la sua cavalcata tra le note della sua città con dodici brani (nei quali interviene anche la cantante israeliana Noa), tra cui La nuova gelosia, Tu si ’na cosa grande, Era de maggio, Pigliate na pastiglia, Lazzarella, che andranno ad aggiungersi ad altri evergreen, con musiche di Totò, Carosone, Modugno, nel recital in cartellone lunedì al Teatro Strehler (ore 20.30, ingresso 25-35 euro più prevendita).
Per Massimo Ranieri, che a Strehler deve un importante capitolo della sua lunga vita artistica, è come giocare in casa: Accusì grande, il recital scritto dal cantante insieme a Gualtiero Peirce, si avvale delle coreografie di Franco Miseria, ed è un primo passo (anzi, un secondo, dopo l'esordio a Napoli, sempre al San Carlo, del 2 giugno) di un tour che toccherà in inverno i più esclusivi teatri italiani, per proseguire poi in Europa, Stati Uniti e Canada.
Un omaggio a tre secoli di tradizione canora e musicale partenopea che si avvarrà anche di una «sorpresa», da Massimo Ranieri mantenuta segreta, e che ci è dato di intuire solo attraverso un indizio: avrà a che fare con la «magia del teatro». Il vestito dei brani proposti sul palcoscenico del Teatro Strehler è del tutto nuovo: gli arrangiamenti, studiati in fase di incisione discografica insieme a Mauro Pagani e Mauro Di Domenico, puntano a uno svecchiamento stilistico dei grandi classici.