Ranieri, quel sopportato in casa Juve

Nessuno lo ama, pochi lo difendono, tranne il dg Blanc, molti lo contestano (tifosi, giornali di riferimento e parte del cda bianconero), dentro lo spogliatoio bianconero l’indice di gradimento è in forte ribasso, eppure Claudio Ranieri è sempre in sella alla Juventus e concluderà, senza colpo ferire, il suo mandato, in scadenza nel giugno del 2010. Ma non è questione di coerenza, di fede nelle scelte fatte dopo il ritorno dall’inferno della serie B (via Deschamps) dalla nuova società, semmai solo di saggia amministrazione delle risorse a disposizione. Coi tempi che corrono e il budget ridotto all’osso, neanche la Juventus può permettersi di pagare a vuoto Ranieri (stipendio al netto di 1,350 milioni di euro, il doppio per il bilancio juventino) per puntare su un altro tecnico di grande appeal. Chi è pronto ad offrire il proprio regno pur di vedere un altro condottiero in panchina, deve aspettare dodici mesi e nel frattempo seguire le mosse di Gasperini che ha scuola Juve alle spalle.
Così il destino singolare della Juve è il seguente: si ritrova nella fase più delicata della stagione (domani il Genoa a Marassi per dare uno strappo al secondo posto, poi l’Inter per regolare i conti della rivalità più velenosa) con la possibilità da un canto di recuperare al volo la finale di coppa Italia e dall’altro la voglia matta di ritagliarsi almeno una serata di orgoglio bianconero (contro l’Inter), guidata da un allenatore più sopportato che compreso e/o valorizzato. A dispetto, tra l’altro, di ogni legittima spiegazione (infortuni a raffica sopportati con paziente rassegnazione), ignorando molti meriti (il lancio di giovani di sicuro avvenire come Marchisio) e trascurando il modo con cui la squadra è uscita dalla Champions per mano del Chelsea.
Non hanno cementato la posizione né il credito di Ranieri, né il rapporto, a volte tormentato, con il gruppo storico torinese. Con Del Piero, Ranieri rimase in freddo per molti mesi dopo il famoso strappo di Napoli. Poi, da buon diplomatico, ha ricucito, gli ha dato spazio in campo e anche autorevolezza fuori dal campo proprio mentre la Juve-società ha cominciato a mal sopportare i comportamenti da «capetto» di Alex, certi predicozzi al centro del campo dopo l’intervallo (Juve-Bologna) e la recente pretesa di ridiscutere in anticipo il contratto economico (all’età di 35 anni e la promessa, formale, di far parte in futuro della dirigenza).
In questo scenario poco esaltante ha un ruolo anche il piano industriale varato per la prossima stagione. «È come Ranieri» sintetizzano alcuni cronisti, «vorrei ma non posso». È stato “bloccato” Diego (ma bisognerà fare i conti con il Werder prima di chiudere il negoziato), è stato «prenotato» Hamsik e sono le due operazioni con copertura finanziaria: per il resto bisognerà provvedere attraverso autofinanziamento. L’eventuale arrivo di Quagliarella è possibile a condizione che parta Trezeguet col suo stipendio non proprio leggero (4,5 milioni di euro netti l’anno) oppure che dalle cessioni di Palladino, Criscito, Paolucci e Zalayeta arrivino le risorse per puntellare la difesa. Ma qui non è colpa di Ranieri, anche se nessuno lo dice.