Ranieri ribalta la Signora e disfa l’Udinese

Fuori Del Piero e Trezeguet. Amauri un gol e un palo, Poulsen colpisce la traversa. Friulani vivi solo nel finale

Torino - Allora è vero: Ranieri ha tutta l'intenzione di montare e smontare la Juve ogni santa volta che la deve mandare sul terreno di gioco. A tre giorni dall'esordio in Champions League, la Signora batte l'Udinese (1-0, Amauri) con un undici tutto nuovo: De Ceglie al posto di Molinaro, Iaquinta e Amauri coppia d'attacco, più il ritorno a tempo pieno di Chiellini a meno di un mese dalla distorsione al ginocchio sinistro patita durante il "Berlusconi". Turnover e così sia, per avere la squadra al top mercoledì contro lo Zenit San Pietroburgo: giorno in cui serviranno muscoli riposati e testa sgombra.

Risultato: la Juve mette l'Udinese in un angolo e nel solo primo tempo va vicina al gol almeno cinque volte, vedendosi annullare per fuorigioco un gol di Iaquinta e colpendo anche un palo (Amauri, di testa). Di contro, l'Udinese mostra una timidezza che non ti aspetti e il monologo juventino è imbarazzante: anche "Re Mida" Di Natale si nasconde quasi, sovrastato dall'attenzione di Grygera e dalla potenza di Mellberg. Solo Juve, insomma: un po' come l'anno passato, quando i bianconeri padroni di casa colpirono due pali e reclamarono altrettanti rigori salvo poi arrendersi di fronte a un'invenzione del Totò nazionale.

Forse forte di quel ricordo, l'Udinese prova a mettere il naso fuori dalla cuccia sul finire del primo tempo: Buffon se ne resta però quasi sempre tranquillo e a metà gara c'è da stupirsi che la porta di Handanovic sia ancora inviolata. Copione monotono ma partita gradevole grazie alle voglie juventine, penalizzate da un po' di sfortuna e da una mira non sempre impeccabile da parte dei suoi due attaccanti che un giorno potrebbero ritrovarsi compagni anche in azzurro. Juve quadrata nel suo solito 4-4-2 e Udinese che, al di là dello sbandierato 4-3-3, fatica a rimanere compatta per dare una mano a Ferronetti & compagni.

Che la Juve voglia vincere è indubbio, che i friulani sperino nella divina provvidenza pure: la traversa colpita da Poulsen pare mandare un segnale inequivocabile su come debba finire la tenzone, Marino toglie Di Natale e manda in campo Sanchez, cileno del quale si dicono meraviglie. Si scaldano anche Del Piero e Trezeguet, ma non c'è bisogno di aspettare il loro ingresso per vedere la Juve passare in vantaggio: il tocco involontario di Coda permette ad Amauri di segnare sotto la curva Scirea e di scacciare i fantasmi della riedizione di quanto accaduto dodici mesi fa.

«Siamo venuti fin qui per vedere segnare Amauri», è il nuovo ritornello che arriva dagli spalti: originale o no, rende l'idea. La Juve, nonostante nel finale Floro Flores reclamasse un rigore, ha cominciato a marciare. E lo ha fatto senza chiedere nulla a Del Piero e Trezeguet: mica poco, visto quel che succede dalle parti di Milan, Roma e Fiorentina.