Ranieri: rieccomi in Tv con un varietà melodico

Antonio Lodetti

da Milano

«Il mio grande rimpianto sono quei 15 anni in cui sono stato fuori dal mondo della canzone, un lungo buco nella mia carriera». Così Massimo Ranieri ha deciso di recuperare terreno e in poco più di tre anni ha inciso tre dischi a cavallo tra canzone napoletana e suoni etnici - con la collaborazione tra gli altri di Mauro Pagani e Noa - che si sono trasformati in tre fortunati spettacoli teatrali. L’ultimo, Accussì grande, dopo il successo in giro per l’Italia approda stasera alle 21 su Canale 5. «È il mio classico concerto - racconta Ranieri - che usa la canzone napoletana come copione per raccontare delle storie, a cavallo tra musica e teatro. Ci saranno tanti ospiti-amici come Ottavia Piccolo, con cui ricorderemo film come Metello, Gianna Nannini e Fausto Leali che sono due grandi della canzone italiana, Vanessa Incontrada con cui canterò Malafemmena in medley con Amapola, Alex Britti che suona il blues e il rock giovane».
Emozionato per il ritorno in Tv?
«No, sono a mio agio. Lo vivo come il seguito del mio show di quattro anni fa Citofonare Calone. Il mio obiettivo è quello di riportare in voga il varietà, che è sparito dalla tv».
Oggi la tv è delle fiction e dei reality.
«A 55 anni sarò vecchio ma io amo gli spettacoli musicali come li sapevano fare Falqui, Luttazzi, Salce, Panelli e soprattutto Walter Chiari. Non è che il varietà non piaccia al pubblico, nessuno lo sa più fare».
E per farlo rivivere a chi si affiderebbe?
«A Bisio e ai formidabili comici di Zelig, ma se potessi resusciterei Panelli, Salce e Chiari che è stato il mio fratello maggiore».
Cioè?
«Ho imparato da lui l’arte dell’improvvisazione; lo invitai ad un mio concerto, doveva recitare per tre minuti e andò avanti più di mezz’ora a braccio. Al primo Cantagiro lui era il conduttore; tra noi nacque subito una simpatia. Si votava ancora alzando la paletta e, prima che i giurati votassero, lui diceva loro in pubblico: “Mi raccomando votate per Massimo Ranieri, lo merita”, cercava di aiutarmi».
Cosa le piace in tv?
«Ho pochissimo tempo per guardarla, ma non certo i reality. Mi piacciono le grandi inchieste giornalistiche e, come dicevo, Zelig, che unisce sempre più il cabaret e la canzone».
Lei è un cantante melodico per antonomasia. Da ragazzo il rock’n’roll e il beat non l’hanno neppure sfiorata?
«Nel mio dna c’è la melodia e sono fiero e orgoglioso del mio stile. Oggi vado a riscoprire il rock che agli inizi il mio io rifiutava. Ricompro dischi dei Jethro Tull, di Elvis, insomma canto un genere e ne ascolto un altro. Ma svelo un segreto: il mio grande amore sono i Beatles. Dopo Please Please Me e Love Me Do i Beatles hanno cantato grandi canzoni melodiche come Michelle e Yesterday che mi hanno affascinato. Li ho sentiti vicini. Il suono dei Rolling Stones per me era incomprensibile».
Programmi futuri?
«Dopo aver curato la regia di opere di Donizetti, Mascagni, Leoncavallo ora porto in scena La traviata diretta da Oren. L’opera è l’altra mia grande passione. È il musical ante litteram».