«Ranieri il sendai Zanetti il samurai ma deciderà Milito»

nostro inviato a Appiano Gentile

Inchino, «Arigato» (grazie), Samurai, Sushi, Hello Kitty, la gattina dal fiore in testa. Cos’altro aggiungere alle bandierine del made in Japan? Massì, Hello Yuto. L’Inter lo ha messo in vetrina e lui strizza l’occhio a grandi e piccini. Yuto Nagatomo parla con frasi secche, corte, quasi mozze. Apre il sorriso come volesse sempre acchiappare il bello della vita. E lo sarà anche stavolta: primo giapponese a giocare il derby di Milano. Hello Yuto metterà il fiore all’occhiello. A Tokyo, invece, metteranno la sveglia. «Levataccia», sussurra lui. «Saranno le 4 del mattino. Ma non se lo perderanno». Garantito. Sol Levante in ogni senso: Nagatomo si gode il derby, il Giappone ha ricevuto il Fair Play del calcio, e il pallone d’oro femminile ha premiato Homare Sawa, che ha trascinato la nazionale al titolo mondiale. Roba da inchino.
Nagatomo quanti inchini sta preparando?
«Guardi che a Cesena non ne ho mai fatti. Qui sono già al terzo: prima a Forlan, una volta a Sneijder e infine a Zanetti».
È stato il più notato...
«Quando sono arrivato Zanetti mi ha fatto l’inchino. Ed ho contraccambiato. È un segno di rispetto».
Zanetti-sendai, cioè maestro?
«No, non lo chiamo maestro. È una persona per la quale ho grandissimo rispetto e ammirazione».
E allora chi è sendai?
«È l’allenatore, appunto il maestro, il professore: è molto in voga nelle arti marziali».
Ne sapranno qualcosa Ibrahimovic e Boateng, due che si danno alle arti marziali. E lei?
«Alle scuole dell’obbligo in Giappone viene insegnato lo judo, un’arte della difesa. Il karate è, invece, un’arte dell’offesa. Io ho fatto judo ed anche nuoto».
Arte della difesa, tutto in linea con l’idea del difensore...
«Il lavoro e la mia forza chiedono attenzione, sia nella fase difensiva sia in quella offensiva. Devo ripartire in velocità: quella è la mia arma».
Magari ha tempi da centista?
«Non mi hanno mai provato con la misurazione elettronica. Ma con quella manuale sono andato sotto gli 11 secondi. Niente male!».
Appunto. Corra subito in questo derby. Come lo immagina?
«Sarà pazzesco. Atmosfera elettrizzante. Il primo l’ho vissuto in panchina, senza giocare. Ma si sentono la tensione e l’aria diversa».
In Giappone l’aveva provato?
«Si, a Tokyo contro il Verdi Kawasaki. C’erano almeno 40mila persone. Grande atmosfera, senti l’emozione. Però anche a Cesena....contro il Bologna è un derby».
In Giappone, di solito, seguono la sfida di Milano?
«Certo che la seguono. Questa volta di più, perchè ci sono io».
L’anno scorso, dalla panchina, ha visto un derby perso. Come se lo è spiegato?
«Il gol ha rotto l’equilibrio e la squadra si è disunita, siamo andati in affanno».
Quest’anno si presenta con due gol e due assist importanti all’attivo...
«È un momento in cui ho un ottimo bilanciamento fra modo di pensare e risposta del fisico. Sento il mio fisico, riesco a fare quello che voglio. Sono proprio in equilibrio».
Filosofia orientale?
«Idea che fa parte della cultura giapponese: conta il bilanciamento».
Cosa l’ha aiutato in questo bilanciamento?
«La fiducia: quando giochi e ti alleni. Conta essere aiutato dalle persone, compresi i compagni».
La maggior difficoltà del giocare a Milano?
«La pressione. La senti addosso da tifosi, mass media, anche per strada. Ecco perché è decisivo trovare un equilibrio mentale».
Questo è stato un anno non proprio facile: l’infortunio alla spalla destra, poi i problemi al polpaccio. Sono bastati gol e assist a far dimenticare tutto?
«Tutto aiuta. C’è stato un assist di cui vado orgoglioso. Quello con il Lecce: doppio tocco passando palla dal destro al sinistro. Bello!».
I tre terzini migliori al mondo?
«Maicon, Dani Alves e ...Zanetti che sa fare anche il terzino».
Gente da tener d’occhio domenica?
«Dico Ibra e Pato, oltre ai miei compagni: grandi talenti».
Il Samurai del derby?
«Il samurai ideale è Zanetti: lealtà infinita e non si arrende fino all’ultimo. Ha spirito, lealtà, senso della giustizia».
Chi deciderà?
«Credo Milito, lo vedo in palla».
E lei, fra tanti armadi, Boateng, Ibra, Samuel, Milito, come se la caverà?
«Ho sempre avuto senso dell’elevazione. Non è detto che essere piccolo sia un danno. I vantaggi: sei veloce e agile. Magari passi fra le gambe».
Se dovesse pensare a grandi giocatori di Milan e Inter...
«Dico Maldini, da piccolo l’ho sempre ammirato. Poi Zanetti. Per me dire Inter non significa Ronaldo o altri. L’Inter è Zanetti, tanto amato in Giappone. E l’Inter molto più amata del Milan, ora che ci sono io».
Bene, allora ci dica come finiranno il derby, la Champions e il campionato?
«È scontato dire Inter. Ma voglio pensare che sia così. Devo aver la forza per pensarlo tutti i giorni».