RANZANI, LA RADIO CHE DIVENTA TV

In principio, furono i personaggi televisivi che conducevano programmi in radio, approfittando della facilità di collegamento fra il loro volto e la loro voce. Poi, la seconda generazione fu costituita da Fiorello e i suoi fratelli dell’etere: personaggi televisivi che costruivano programmi appositamente per la radio, molto scritti, molto belli e addirittura superiori ai loro modelli televisivi. Tanto da convincere Fiorello e i fiorellidi a portare sul piccolo schermo i personaggi più riusciti della serie.
Ora, siamo direttamente alla terza generazione: personaggi radiofonici, nati e cresciuti in modulazione di frequenza da padri e madri esclusivamente radiofonici, che diventano tormentoni televisivi. Uno su tutti: «il» Marco Ranzani da Cantù, inventato da Albertino per Ciao Belli, su Radio Deejay.
Sulla cresta dell’onda si occupò di questo strano tipo umano circa un annetto fa. Era difficile, navigando per l’etere, non accorgersi di questo imprenditore dei mobili che si sposta solo e soltanto con la sua Porsche Cayenne e che arriva ai limiti dello svenimento quando lo informano che la casa madre ha deciso di praticare una politica degli sconti sul prestigioso modello: «Se mi abbassano la soglia dei 110mila euro, a Cantù se la comprano tutti», spiega Ranzani bisognoso di sali.
Era difficile non scriverne, perché «il Marco Ranzani da Cantù» d’estate va sulla Costa Smeralda, ha un atollo, l’isola Mantegazza, e il panfilo Principessa Cantù. Era difficile, perché il suo intercalare «Vaaa beeeneee! Oooocchei!» è diventato qualcosa in più di una colonna sonora aggiunta della giornata radiofonica; era diventato qualcosa da «playlist» forzata, da «hard rotation». Che, magari, non si dice nemmeno così. Ma Ranzani direbbe così. Era difficile perché la giornata di Ranzani è quella di un tipo umano che non passa inosservato: sveglia alle sette e un quarto; puntatona di Tom & Jerry; salita trionfale sul Cayenne e mattinata passata a sfottere i «barboni» che hanno auto normali senza sedili rivestiti in castorino, senza domestico filippino Fegiz nel bagagliaio, senza griffe (Ranzani ha lasciato la prima compagna perché l’ha sorpresa un giorno con un paio di occhiali da sole taroccati e impone alla fidanzata prodotti biologici e ristorante giapponese), senza il cane Flavio che ha il Rolex al collo, le Timberland alle zampe e gli occhiali azzurri, must preso a prestito dal Flavio modello. Briatore ça va sans dire.
Insomma, Ranzani non passa inosservato. La radio l’ha inventato e la tivù l’ha fatto proprio, trasformandolo nel maggior successo di Zelig di quest’anno. Piace a tutti, ma proprio a tutti. E Albertino, prima in radio e poi in tivù, ha creato qualcosa che ha un precedente solo nel film I mostri. Perché Ranzani lo conosciamo benissimo. Perché Ranzani siamo noi. Ma preferiamo far finta di non accorgercene e riderci sopra.