Raoul Bova, un agente segreto più scatenato di James Bond

Cortina d’AmpezzoPuò uno con la faccia da poster come Raoul Bova essere il più temibile agente segreto italiano? Uno che strapazzerebbe persino James Bond e farebbe arrossire anche Jason Bourne? Può. Dategli una fiction come Intelligence - Servizi & segreti e vi metterà a soqquadro il mondo. Si insinuerà tra misteri mai svelati, verità scomode, fatti di cronaca travestiti da apparente normalità.
Sarà un esordio letteralmente esplosivo quello che aprirà la stagione televisiva delle fiction. A partire dalla prima delle sei adrenaliniche puntate, presentata in anteprima a Cortina d'Ampezzo e in onda dal 21 settembre su Canale 5. Una spy story d'atmosfera e grande suspense che non ha nulla da invidiare ai kolossal americani. E non soltanto per i costi stellari, venti milioni di euro, un record assoluto per la televisione italiana.
Tutto ruota attorno a un ex militare delle forze speciali dell'esercito che dopo un'azione di antiterrorismo finita male nello Yemen decide di tornare a una vita normale. Ma un giorno la moglie viene uccisa, apparentemente in una rapina al supermarket, e lui si ritroverà a combattere con dei fantasmi. «Scoprirò che lei faceva parte dei servizi segreti ed era coinvolta in un'intricata ragnatela di interessi nazionali e industriali, di vendette, ricatti, omicidi. E per scoprire chi l'ha uccisa mi farò arruolare io stesso nell'intelligence, diventando un agente segreto disposto a tutto per arrivare alla verità», racconta Raoul Bova. «Un personaggio d'impronta americana, però con una sensibilità tutta italiana. Non è un glaciale supereroe ma un uomo d'azione con straordinarie sfumature di dolore, di rabbia, di solitudine e di paura».
Il risultato è un «popcorn serial», ovvero intrattenimento allo stato puro con automobili che piroettano in aria e si sfracellano al suolo secondo il classico american style, inseguimenti da far paura, scazzottature senza stuntmen, dove niente è come appare e dove ognuno nel cast, da Massimo Venturiello a Dino Abbrescia, da Ana Caterina Morariu a Irene Ferri, possiede ben altre identità. «Mi sono ispirato alla trilogia di Paul Greengrass dedicata a Jason Bourne, l'eroe letterario di Robert Ludlum», spiega il regista Alexis Sweet, che ha già firmato le prime serie dei Ris e Il capo dei capi. «Intelligence. Servizi & segreti è un po’ come una piramide sommersa: quando trovi la punta non immagini cosa ancora possa esserci sott'acqua».
Una fiction che ha avuto come consulenti proprio gli uomini dell'intelligence, tanto che il colpo di scena finale è stato suggerito da uno 007: «Ne abbiamo incontrati tanti. Ognuno ci ha raccontato la sua storia, la sua versione di alcuni fatti accaduti nel nostro Paese e dalle loro bugie abbiamo capito la verità», dice sibillino il produttore Pietro Valsecchi di Taodue, marchio di fabbrica della fiction italiana di qualità. «A un certo punto abbiamo capito che eravamo noi a essere sotto sorveglianza. Alcuni del cast erano seguiti e un giorno un agente segreto si è presentato sul set raccontandoci nei dettagli una parte della sceneggiatura che avevamo scritto la sera prima. Come faceva a saperlo? Ci controllava i computer. Alla fine comunque un'idea ce la siamo fatta: esistono servizi segreti deviati ma anche molti agenti onesti che hanno a cuore il bene del Paese». Non mancherà nessuno nella trama che racconta storie né assurde né reali con figure che riusciranno a colpire al cuore: «Tutti da bambini abbiamo immaginato di essere agenti segreti. Con Intelligence io ho realizzato il mio sogno infantile: mi è costato tre mesi di addestramento, scazzottate e scene pericolose che mai nella carriera di attore avrei pensato di girare», racconta Dino Abbrescia che archiviati Il giudice Mastrangelo e La scelta di Laura, qui interpreta un agente segreto cinico e corrotto ma non troppo.
Una fiction che lancia anche un messaggio ai telespettatori: nulla è come sembra, proprio nulla. E dietro all'apparenza, al volto anonimo del vicino di casa, a fatti di cronaca liquidati in poche righe, ad attentati terroristici dalla matrice persino troppo scontata, a rapine che sembrano opera di delinquenti comuni, c'è sempre o quasi un'altra verità.