Raoul Bova, ispettore ammazzatutti

In «Milano - Palermo. Il ritorno» fa una strage per salvare il figlio di un pentito

I cinesi copiano prodotti italiani? Milano-Palermo, il ritorno di Claudio Fragasso copia film cinesi. Per età ignaro, il pubblico giovanile accorrerà. Vedrà così Raoul Bova, al quale - in Montecatini - succede di quel che succedeva a Chow Yun-fat, in Hong Kong, vent'anni fa in certi film di John Woo. Che s'ispirava a quel che succedeva a Franco Nero, in Genova, trent'anni fa in certi film di Enzo G. Castellari. Il cinema è così.
Se manca l'originalità, non manca lo spettacolo in Milano-Palermo, il ritorno. Né manca la brutalità. I metodi adottati dal vicequestore di Bova sono analoghi a quelli dei criminali guidati dal mafioso elegante (Enrico Lo Verso). Si spera che, nella realtà, certi poliziotti impressionabili non pensino di emularlo. Càpita infatti qui che un bambino minorato, nipote di un cassiere della mafia pentito (Giancarlo Giannini), sia rapito e che, per liberarlo, il vicequestore Bova provochi - direttamente o indirettamente - una trentina di omicidi! Giustificazione: «La polizia al servizio del cittadino» è - sullo schermo «la polizia al servizio del bambino». Infatti agli altri il vicequestore è meno affezionato.
Sono legione i brani d'altri film che Fragasso impasta in Milano-Palermo, il ritorno. Il seguito del modesto Palermo-Milano, dove il sottotitolo assicurava invano Solo andata, ha più ritmo dell'archetipo, risalente al 1995. Un ritmo che è come certe spezie in certi ristoranti: rendere la bistecca avanzata ieri ghiotta polpetta dell'indomani. Quanto agli attori, si esprimono a livello di tv, anche quando hanno curricula illustri. Già nel primo film della serie, in dodici anni Romina Mondello dimostra che non ha imparato molto.

MILANO-PALERMO - IL RITORNO di Claudio Fragasso (Italia, 2007), con Raoul Bova, Giancarlo Giannini. 95 minuti