Rapaci Si sono schiuse le uova di Aria e Vento

Un beccuccio ricurvo, grandi occhi neri e una nuvola di piumino bianco: stanno nascendo in queste ore i pulcini di Aria e Vento, i due falchi pellegrini “universitari” che sei anni fa nidificarono sul tetto della facoltà di Economia de La Sapienza. Per loro è il quinto anno di nidificazioni portate a buon fine. Due delle quattro uova si sono schiuse ieri all’interno della cassetta che viene spiata giorno e notte da una webcam, per la gioia di migliaia di birdwatchers, i quali da tutto il mondo, seguono in diretta il «Grande Fratello ornitologico» cliccando sul sito www.birdcam.it. Alla fine degli anni ’70 i falchi pellegrini erano scomparsi da quasi tutta Europa e dagli Stati Uniti. L'uso intensivo del Ddt che, attraverso la catena alimentare intossicava anche i rapaci, rendeva fragilissime le loro uova, che si rompevano durante la cova.
Con la messa al bando dell’insetticida, la popolazione di falchi ha ripreso quota e, seguendo una tendenza tipica degli ultimi anni, gli uccelli si sono antropizzati, adattandosi alla vita di città. Il nido artificiale di Aria e Vento è stato montato nell’ambito di una collaborazione tra Terna (la rete elettrica nazionale) e l’Università La Sapienza, ma su altri 200 tralicci dell’alta tensione sono state fissate cassette nido, presto occupate da gheppi e allocchi.
Quando un nido viene occupato, può tramandarsi per generazioni, tanto che in Inghilterra alcuni siti sono noti da oltre un secolo. La storia del loro utilizzo è stata ricostruita grazie al ritrovamento - con metal detector - di anelli identificativi di piccioni viaggiatori nati all’inizio del Novecento e intercettati dai rapaci. Come tutti i pellegrini, Aria e Vento cacciano solo in volo, piombando in picchiata addosso a storni e piccioni cittadini, a una velocità compresa tra i 250 e i 300 km/h. L’impatto con gli artigli, la cosiddetta “stoccata”, solitamente uccide la preda sul colpo. Tanto spietato nella caccia, quanto amorevole con i suoi piccoli, il falco pellegrino nutre la prole con grande dedizione. I pulli, in capo a un mese saranno in grado di volare, per altri due mesi accompagneranno i genitori a caccia, e poi saranno completamente autonomi. Il progetto curato dall’etologo Giacomo Dell’Omo consente ai rapaci di diffondersi in zone che sono sprovviste di siti adatti alla nidificazione. Tuttavia il professore vive un certo «conflitto di interessi»: oltre a occuparsi di falchi, infatti, è anche studioso di piccioni viaggiatori e allevatore di colombe per matrimoni. Capita spesso che gli amici colombofili, inconsapevolmente, inveiscano - di fronte a lui - contro coloro che aiutano i falchi a proliferare. Ma per Dell’Omo, una passione a tutto tondo per gli uccelli val bene un minuto d’imbarazzo.