Rapallo, adesso il sindaco scivola sull’olio di Avegno

Nuove accuse in Procura: «Dopo un anno ancora nessuna bonifica al sansificio Capurro, l’area serve da discarica»

Paola Setti

E adesso è guerra di carte bollate a Rapallo. Da una parte il sindaco, Armando Ezio Capurro, dall’altra un gruppo di agguerriti cittadini riunito nel Comitato di Partecipazione Popolare 9 aprile. Che nei giorni scorsi ha presentato un esposto alla Procura di Chiavari avanzando il sospetto che la società Airone Immobiliare dei figli del primo cittadino volesse costruire un albergo a San Michele di Pagana, nonostante il divieto a edificare imposto dal Puc. E che, ben lungi dall’essersi intimorito per l’annunciata querela del sindaco, ieri è tornato in Tribunale, questa volta a Genova, per aggiungere documentazione a una denuncia già presentata un anno fa sulla vicenda dell’ex oleificio Capurro ad Avegno, un fascicolo in mano al pm Enrico Zucca.
L’oleificio. Era il 17 agosto 2005, oltre un anno fa. La Asl 3 accertò che la copertura in eternit dei capannoni, costituita da lastre di materiale contenente amianto, risultava compromessa, con possibile aerodispersione di fibre. Un mese dopo Amiu aveva ricevuto l’incarico di bonificare l’amianto, ma solo sei mesi dopo, era il 18 aprile 2006, il professionista incaricato aveva consegnato alla Asl 3 copia del piano di lavoro e sicurezza e da allora non è più accaduto nulla. Il tutto dopo che l’11 marzo 2004, a seguito di alcuni incendi di polvere di sansa, i carabinieri di Uscio avevano sequestrato l’area, e il Noe aveva denunciato il responsabile legale della società proprietaria per abbandono e deposito di rifiuti incontrollati. E dopo che il Comitato aveva presentato denuncia per un caso di tumore ai polmoni riscontrato in un abitante dell’immobile prossimo ai capannoni. È l’inizio dell’estate scorsa quando il sindaco di Avegno, Giuseppe Tassi, annuncia che la bonifica è quasi pronta, eppure nulla si è ancora mosso. L’area è tuttora sotto sequestro e il cancello è tuttora invalicabile, segnala il Comitato, eppure c’è una ditta, la «Vescina di Tassi Giuseppe e C. Sas.», cioè la ditta di scavi e demolizioni del primo cittadino, che «opera quotidianamente discarica all’interno, come possono testimoniare anche le numerose telefonate dei cittadini alla stazione dei carabinieri di Uscio per segnalare l’andirivieni di autocarri dentro e fuori l’area».
Airone. È il 26 agosto. Il sindaco convoca una conferenza stampa, alla quale non invita la Repubblica, il Giornale e l’agenzia Ansa ree di aver pubblicato l’esposto del Comitato, per respingere ogni accusa. Dice che a San Michele di Pagana non un albergo sorgerà, ma una villetta. Precisa che i suoi figli hanno acquisito le quote da una società milanese che aveva le carte in regola per costruire una casa unifamiliare. Annuncia la denuncia al Comitato, che però chiama Liberazione, e non di Partecipazione Popolare 9 aprile. Ieri il Comitato ha ribattuto con un comunicato: «La srl Airone di cui tratta l’esposto a nostra firma è stata costituita in Genova il 26 aprile 2004 nello studio del notaro Fusaro. Dalla data della costituzione il socio unico è Porcile Raffaella, moglie di Capurro. L’unico trasferimento di quote che compare agli atti avviene in data 7 novembre 2005 e riguarda la cessione dalla Porcile ai tre figli Elena, Tommaso e Claudia Capurro. Il “comitato Liberazione” che Capurro cita quale esponente e quindi da lui querelato è nome scaturito dalla sua fervida fantasia, al presumibile scopo di prendere tempo all’avvio delle indagini». Che poi: «Se il sindaco aveva in mano una pratica “corretta” ma comunque di edificazione edilizia a nome dei figli, perchè ha votato il Puc? Non è stato informato che tale prassi è illecita rispetto ai patti firmati in giunta, visto che deve allontanarsi dall’aula chiunque abbia interesse parentale fino al quarto grado?».