Rapallo, chi ha già perso è l’Unione

Ancora veleni tra denunce, sequestri e perquisizioni

Rapallo oggi e domani alle urne per scegliere il suo sindaco tra Mentore Campodonico ed Ezio Armando Capurro. L'uno, candidato del centro destra, s'è assestato al primo turno al 46.1 per cento con 8.257 voti; l'altro, sostenuto da sei liste civiche, ha raggiunto il 33.8 per cento con 6.064 voti ed ha incassato negli ultimi dieci giorni il sostegno di Lista Di Pietro-Italia dei Valori, Udeur, Italia di Mezzo, l'estrema destra di Alleanza per Rapallo di Vincenzo Gubitosi, Comunisti Italiani, Federazione Pensionati-Lista Bertone. Al ballottaggio con una distanza di oltre 2000 voti e soprattutto con il centro sinistra locale che per bocca di Nicola Costa e Riccardo Cecconi dà indicazione di votare scheda bianca o nulla per l'elezione del sindaco perché non si riconosce in nessuno dei due candidati (mentre è ribadito il massimo sostegno al candidato presidente della Provincia Alessandro Repetto contro Renata Oliveri). Significativo, ma la svirgolata arriva improvvisa dal segretario regionale dei Ds Mario Tullo che in un'esternazione personale dichiara che se fosse un rapallese voterebbe Capurro. A sinistra strabuzzano gli occhi, forse si sono persi qualche passaggio. Mica finita. Rosario Monteleone, segretario regionale della Margherita, incontra addirittura a Rapallo il candidato Capurro confermandogli pubblicamente il suo sostegno, seguito da quello del segretario provinciale Giovanni Paladini. Apriticielo nella sinistra rapallese: un terzo del direttivo consegna le dimissioni e Cecconi, Prc, sbotta pesantemente sullo scollamento base-vertici.
Giri di valzer che scaldano gli animi, veti incrociati e messaggi neanche tanto subliminali in una campagna elettorale che abbonda di superlativi e derive. Ma la gente mormora e commenta, che le imposizioni dall'alto mal si digeriscono, quando la «pancia» sente il territorio. Partita politica, ma soprattutto sfida tra duellanti che hanno precise caratteristiche e preciso disegno sulla città. Intanto la campagna, visto l'andazzo, si concede un'altra boccata di veleno con la denuncia firmata l'altro ieri da Capurro contro Andrea Pescino, responsabile del Comitato di partecipazione popolare 9 aprile (e autore di volantini «a puntate» sulle vicende ruentine) per diffamazione a mezzo volantino, seguita da perquisizione della sua abitazione di Recco da parte dei carabinieri su mandato firmato dal Pm Margherita Ravera. Un altro rivolo, uno dei tanti che dà spunti di lettura allargata, a latere della sfida reale.
Intanto i due candidati hanno ripercorso la città senza fiato. Negozi e mercati per incontrare gente e stingere mani. Campodonico per consolidare i voti ottenuti e ottenere consensi magari fra chi si è astenuto e magari nello stesso centro sinistra. Capurro per riguadagnare il gap, per farcela di nuovo come nel 2004. Nessun comizio di chiusura per l'avvocato che ha incontrato i suoi a Villa Porticciolo, oltre trecento persone per una riunione informale, con lo stile Campodonico, la «persona per bene» che mette «il cittadino al centro», a scandire ancora una volta la serata e quest'ultima coda pre-ballotaggio. Lui e i nomi nuovi della sua squadra che spiazza: vicesindaco Roberto Di Antonio, presidente del consiglio comunale Roberto Spelta, poi Corrado Castagneto, Giuseppe D'Asta, Francesco Errico, Mario Fracchia e Franco Parodi «Siamo sereni» è il commento su tutto. Non hanno voluto martellare l'elettorato, perché «questo era il tempo per riflettere». Capurro invece sceglie il comizio in piazza Cavour e annuncia la sua squadra al completo: vicesindaco Silvano Mele, presidente del consiglio Maurizio Roncagliolo, poi Pier Giorgio Brigati, Giorgio Costa, Paolo Intorno, Pierangelo Paganini, Roberto Zunino e il settimo assessore Paolo Buzzi. Tutto nell'urna per capire cosa i rapallesi vogliono davvero. Al di là dell'indicazione di politica.