Rapallo, undici anni di lotte per «edificare» la scuola di muratori

Il sindaco si impegna e prende corpo il sogno di Felice Colman che salverà i vecchi mestieri manuali

Forse ci siamo, forse è la volta che parte la Scuola Edile da sviluppare a Rapallo per il Tigullio. Il sogno lungo undici anni di Felice Colman, di politico in ministro arriva al sindaco Mentore Campodonico che non nicchia e s'impegna a dargli concreta attuazione. Al muro del magazzino di Colman la foto in bianco e nero di Sandro Pertini versione muratore. Millenovecentoventisei, un secchio sulla spalla e una scritta: «Si può diventare maestro e/o qualcos'altro». Per Colman è la premessa urgente e il senso allargato di quel progetto di Scuola Edile che schizza a mente nel '97 e propone al «mondo».
Entusiasmi alle stelle e pacche sulle spalle. Tante, troppe. Foto, onorificenze e caricature dall'amico Pietro Ardito. Una storia venuta su come le case che Colman progettava in una notte. Vulcanico e appassionato, la cazzuola è la sua penna. Macina lavoro e guarda già oltre Colman. Da ragazzino in piena guerra, il mestiere rubato a chiunque maneggiasse calce, posasse pavimenti, scale a chiocciola e frontalini. Marcia come un treno e canta il Rigoletto. Quanta polvere sotto i tacchi, da Deiva a Rapallo. L'impresa cresce e Colman diventa Cavaliere del Lavoro in un colpo solo. L'idea è del '97, viene a lui e all'architetto Alessandra Rotta. Ne parlano all'allora sindaco Roberto Bagnasco che entusiasta sostiene il progetto.
«Una scuola-cantiere per consentire ai giovani e non di riappropriarsi di tecniche manuali che ormai stanno scomparendo» insiste Colman. Partono le lettere agli organi competenti, la stessa Scuola Edile Genovese nel '99 accoglie «la richiesta di decentrare un'attività didattica presso il Comune di Rapallo per soddisfare le esigenze formative della zona del Tigullio». Colman scrive al preside dell'Istituto Liceti, «complesso ideale per sistemarci la scuola: ci sono ampi spazi per lezioni teoriche e operazioni esterne. Abbiamo sollecitato più volte anche il Provveditorato agli Studi di Genova senza mai avere risposta».
Partono lettere a politici locali e ministri, «mi manca solo il Papa, poi ho scritto a tutti» ironizza Colman, che dimostra la bontà del progetto riproducendo la scuola cantiere in Congo, a Kinshasa, accogliendo l'invito delle Suore Somasche di insegnare agli indigeni a costruirsi case e centro di accoglienza. A Rapallo? Solita zuppa: undici anni di manfrine e «la mancanza di volontà politica di portare a compimento il progetto». Esasperato, Colman però non molla. Urge risposta e non solo per rispetto al nostro Cavaliere del Lavoro che ci ha messo faccia e arte. Lo chiedi al sindaco a che punto sta la scuola e la risposta t'allarga il cuore: «Siamo in dirittura d'arrivo - s'impegna Campodonico - ed è nostro fermo intendimento dare concreta attuazione al progetto, peraltro compreso nel programma elettorale. Come freschi di delibera sono il progetto esecutivo della nuova caserma dei carabinieri e quello volto alla realizzazione di una sala polifunzionale nei locali della scuola di Santa Maria del Campo». Bingo! Una promessa importante che non ammette dilazioni.