Rapetti e Pugliese, arte contemporanea a Capri

Negli spazi della galleria «Studiò», doppia personale di pittura e scultura dal titolo «I Custodi della Serenità»

Arte contemporanea alla galleria Studiò di Anacapri, dove è stata in questi giorni inaugurata la doppia personale degli artisti Matteo Pugliese e Alfredo Rapetti. La mostra, intitolata «I Custodi della Serenità» prosegue fino al 20 agosto negli spazi di via San Nicola. «Sono qui ti proteggo» sembra assicurare il guardiano di bronzo di Pugliese, deciso determinato eretto a mostrare grinte, armi e bastoni senza arroganza. Li ha modellati Matteo Pugliese per la mostra: il custode saraceno, l'indiano, il samurai, il longobardo. «Mi sono ispirato - racconta l'artista - alle maschere di varie culture, dall'arte precolombiana ai guardiani di pietra adorati e ingraziati dagli animisti balinesi ma nella cerchia della tribù sono entrati anche i fumetti dell'immaginario barbarico materializzati attraverso la sua esperienza di modellatore di personaggi di Walt Disney, Warner Bros e Mattel». La serie dei "custodi" di Matteo Pugliese (per i quali l'artista ha creato anche una sorta di poesia-preghiera dal carattere magico-rituale), appaiono straordinariamente carichi di riferimenti formali e culturali tra i più vari, dall'iconografia orientale, a quella africana, a quella delle grandi saghe fantasy, senza alcuno iato, sbalzo o contraddizione apparente nel mescolare in un unico contenitore formale armature prelevate dai guerrieri di terracotta cinesi e maschere tribali africane, le spade delle saghe medievali o delle chanson de geste e gli elmi o le corazze dei cavalieri e dei soldati presi in prestito dai giochi di ruolo che pullulano nelle camere dei ragazzi di tutto il mondo, l'iconografia dei samurai e quella gotico fantastica.
Con questi eroi contemporanei, con i suoi custodi arcaici e pop, con i suoi personaggi insieme vivissimi e più che mai solidificati nella materia classica del bronzo,
Matteo Pugliese torna come alcuni suoi compagni di strada oggi, a dare vitalità, nerbo e quotidiana espressività al linguaggio insieme antico e modernissimo della scultura.
Alfredo Rapetti è invece un pittore-scriba le cui parole incise nell'acrilico sono come ideogrammi cinesi, «gesti-segni» sacri ispirati da una logica che attinge alla natura profonda dell'uomo e cerca nuove strade per raggiungere il divino. Come nella calligrafia cinese, egli diviene mediante il gesto creativo parte attiva di una serie continue e potenzialmente infinita di eventi che rievocano il processo cosmico della nascita e della rigenerazione. La tecnica e il colore rafforzano l'immediatezza di questo linguaggio dei segni creando un supporto pittorico in continuo divenire, cangiante e fotosensibile come un ologramma, che assume le sembianze di uno specchio magico e dunque parlante. Non il pennello, bensì le mani, gli stracci, la carta a creare quel senso straordinario di movimento.