"Rapido e giusto", cambia il processo penale

Il governo approva il disegno di legge che modifica il Codice di
procedura e l’intero ordinamento: polizia giudiziaria più autonoma
rispetto al pm, ampi poteri alla difesa e controlli sull’operato delle
toghe. Il ministro Alfano: &quot;Larga intesa&quot;. <strong><a href="/a.pic1?ID=326772">Ecco cosa cambia</a></strong>

Roma - La riforma del processo penale è stata approvata all’unanimità dal governo ed è lo stesso Silvio Berlusconi ad annunciarlo. Un testo «lungamente elaborato», che dà innanzitutto più autonomia alla polizia giudiziaria dal pm, poteri più ampi alla difesa nel processo e prevede controlli sull’efficienza dei magistrati.
«L’obiettivo - dice il Guardasigilli Angelino Alfano - è di garantire un processo penale più rapido e giusto». Il prossimo passo, costituzionale, sarà quello per «la perfetta parità tra accusa e difesa». E per il premier la riforma sarà completa solo con una norma per impedire che un cittadino assolto in tribunale sia sottoposto a un processo di secondo grado. «Vedremo - spiega Berlusconi - se sarà necessaria una riforma della Costituzione».

Il disegno di legge varato ieri modifica sia il codice di procedura penale sia l’ordinamento giudiziario e contiene 5 deleghe al governo per il sistema di notificazioni, le misure cautelari, la sospensione del processo per gli irreperibili, la digitalizzazione e l’elezione dei viceprocuratori onorari presso i giudici di pace. Quest’ultima è la norma cui teneva molto la Lega, ma Alfano sottolinea: «Anche le forze di sinistra, l’opposizione di centro come l’Udc e l’Anm potranno ritrovare in questo provvedimento le proposte che avevano formulato». Si riferisce, ad esempio, alla proposta del ministro ombra Pd Lanfranco Tenaglia sulla decisione collegiale per le misure cautelari (il ddl prevede che decida il tribunale collegiale distrettuale) e a quella di Luciano Violante sulla polizia giudiziaria, alle aperture dell’Udc su questi punti, alle proposte dell’Anm su informatizzazione, velocizzazione delle archiviazioni, sospensione dei processi per gli irreperibili. Mentre il discusso istituto della «messa in prova» per evitare i processo agli incensurati è scomparso.

Ma i primi commenti delle opposizioni non sono positivi: soprattutto sulle deleghe al governo che, per Pd e Udc, non sono certo premessa di un giusto confronto in parlamento. Gli interventi sono in parte «dannosi» e in parte «insoddisfacenti», denuncia Tenaglia, criticando in particolare le norme su pm e polizia giudiziaria e quelle sull’elezione dei procuratori onorari. E Michele Vietti dell’Udc si chiede se l’esecutivo sia colpito dalla «sindrome dell’autosufficienza». Per Antonio Di Pietro si procede «a ritmo forsennato alla demolizione della giustizia».

Ma vediamo i punti principali della riforma. Alla polizia giudiziaria, per il Guardasigilli, sono stati «restituiti compiti e prerogative che ha avuto per 40 anni». Il pm «non può più prendere cognizione diretta delle notizie di reato, ma le riceverà dalla polizia giudiziaria», che avrà più autonomia e potrà svolgere investigazioni anche autonome. Per i provvedimenti cautelari richiesti dal pm, ci sarà il controllo del capo dell’ufficio, con il visto obbligatorio. Anche dopo che il pm ha assunto la direzione delle indagini la Pg potrà svolgere di iniziativa «ogni attività necessaria ad accertare reati». E dovrà fare una relazione al pm entro 6 mesi. Il nullaosta da parte del procuratore ai trasferimenti di poliziotti che lavorano con lui, viene trasformato in parere obbligatorio non vincolante.

Si amplia il potere dell’imputato di far ammettere le prove a discarico, ma si impone più rigore nell’indicare la rilevanza dei testimoni. Nelle investigazioni difensive, l’avvocato potrà ottenere dal giudice l’accompagnamento coattivo della persona informata che vuole sentire. Il capo dell’ufficio dovrà comunicare al ministero, ogni 3 mesi per via informatica, i dati sulla produttività dell’ufficio giudiziario. La Corte d’assise avrà maggiori competenze, anche per reati di mafia, traffico di droga, sequestro di persona e terrorismo. Ci saranno criteri più certi per determinare il giudice territorialmente competente. Sarà possibile la ricusazione del giudice che ha espresso giudizi fuori dall’esercizio delle funzioni nei confronti delle parti. Le impugnazioni dovranno essere fatte entro 3 giorni dalla sentenza e si potrà chiedere la revisione se Strasburgo condanna l’Italia per violazione del diritto di difesa.