Rapimento e rinvio a giudizio per Stefio Ex ostaggio in Irak

Catturato con tre colleghi in Irak (Quattrocchi fu ucciso) ora è accusato di "arruolamenti illegali". Lui si difende: "Sono indignato ma me l'aspettavo. Comunque resto sereno"

Roma - Uno è morto, ammazzato, come tutto il mondo sa. Un altro è stato rinviato a giudizio ieri con l’accusa di «arruolamenti e armamenti non autorizzati a servizio di uno stato estero», così almeno recita il capo d’imputazione contestato che si rifà all’articolo 222 del codice penale. Dopo Fabrizio Quattrocchi, sequestrato e ucciso in Irak da fanatici islamici, la malasorte (giudiziaria) si abbatte su Salvatore Stefio, altro contractor italiano preso in ostaggio il 12 aprile 2004 insieme a Umberto Cupertino e Maurizio Agliana.

Stefio è finito alla sbarra insieme al collega body guard Giampiero Spinelli per decisione del Gup di Bari, Anna Rosa De Paolo, che ritiene responsabili entrambi dell’illegittimo arruolamento dei due compagni di sventura liberati in un blitz degli incursori americani al 56° giorno di prigionia. Nello specifico la procura pugliese contesta a Stefio di aver provveduto all’assunzione, attraverso la società Presidium corporation, dei «gorilla» italiani al servizio di forze anglo-americane «in concerto ed in cooperazione con le medesime in contrapposizione a gruppi armati stranieri», che poi sarebbero i terroristi di Al Qaida.
A nulla sono valse le rimostranze degli avvocati Francesco Maria Colonna e Antonello Patani che avevano anche chiesto che a indagare, per competenza, fosse la procura romana e non quella barese.

Salvatore Stefio, candidato in Sicilia per la Destra-Fiamma tricolore alle scorse elezioni politiche, non nasconde la sua sorpresa per la decisione del gup. «Sono indignato. Mi aspettavo che la cosa si concludesse oggi, ma così non è stato. In ogni caso sono sereno.

A me sembra un conflitto politico più che un conflitto di giustizia, posso interpretarlo così. È una persecuzione politica perché c’è una parte minoritaria della magistratura che ritiene di agire in questo senso. Ed è evidente - continua - che si tratta di una campagna diffamatoria non solo nei miei confronti ma anche di chi ha condiviso con me la prigionia e di Fabrizio Quattrocchi che, ricordiamo, è medaglia d’oro al valor civile». Quanto all’ipotesi degli inquirenti che fu la società di Stefio ad arruolare in Irak i professionisti italiani rapiti, l’imputato-respinge accuse e insinuazioni: «Mi sembra assurdo equiparare l’attività militare a quella di sicurezza. La Presidium è una società di sicurezza internazionale, non si tratta di arruolamento ma di aver fornito personale ad un’altra società in qualità di operatore della sicurezza. Non c’è nulla di non chiaro in tutto questo».

Se per Agliana sono stati «buttati via altri soldi per una caccia alle streghe che risulterà infruttuosa e inutile», Cupertino inorridisce all’idea del rinvio a giudizio per il compagno, come lui «vittima del terrorismo».

La beffa doppia di Stefio: da vittima di un rapimento a imputato di un reato mai contestato in precedenza che prevede, in caso di condanna, 15 anni di carcere. Il paradosso dei paradossi è che proprio il governo Prodi ha stanziato 3,5 milioni per ingaggiare contractor. Fondi che scottano. Chi ne beneficerà, visto il precedente, che fine farà?