«Rapimento? No, volevano uccidere Tommy»

da Parma

È il giorno dopo. La storia di Tommy è sepolta sotto un cumulo di terra, restano le lacrime e i brandelli di verità ancora da chiarire. Paolo Onofri, il padre del bimbo, torna a parlare: «Non escludo che volessero proprio uccidere Tommy. Ho un'idea che mi frulla in testa e mi scervello per trovare una logica. Questo non è stato un classico sequestro per ricavare soldi. Al massimo la giacenza nel bunker dell'ufficio postale è di 100.000 euro. Cinque milioni di euro (riferiti dai rapitori negli interrogatori) ormai non li tiene nemmeno la Banca d'Italia. E poi sarebbe stato più comodo un rapimento al mattino perché di notte nell'ufficio postale non entri nemmeno con un carro armato: in ogni caso scatta l'allarme e arriva la polizia. E poi, al momento del rapimento, non ci hanno lasciato alcun segno per un possibile contatto». Onofri questa mattina verrà sentito dai magistrati della Dda. Verranno ascoltate anche alcune persone che potrebbero aver avuto contatti con i rapitori. L’obiettivo è scoprire il movente. La chiave di quel che resta del giallo ormai è tutta qui.
Paolo e Paola Onofri sono tornati a pregare sulla tomba e si sono trovati davanti il pellegrinaggio di gente comune, amici o sconosciuti, che come loro fatica a dimenticare, perdonare. Il cimitero di Tizzano sembra un luogo sacro. Ci sono bambini che portano i fiori della primavera, adulti con un peluche, compagnie di motociclisti. I muri all'entrata del cimitero sono ancora coperti dei fiori bianchi e delle corone che ieri stavano davanti al Duomo di Parma, anche se molti altri se ne sono aggiunti, soprattutto nel secondo campo del cimitero, quello dove riposa il piccolo Tommaso. Davanti ci sono tantissimi cartelli, il più grande bianco con una scritta azzurra: «Ciao Tommaso, fiore dei nostri fiori, Tizzano ti riabbraccia», i bambini della Primaria. E ancora, un altro striscione con le impronte blu delle mani di tanti bambini su un lenzuolo bianco e la scritta: «Tante mani un saluto... che il volo ti sia lieve». I familiari, prima mamma e papà, sono arrivati a piedi poco prima delle 14, dopo aver mangiato con tutta la famiglia nella casa della nonna materna del piccolo.
Paolo Onofri è tornato a parlare anche di Mario Alessi, l'uomo accusato di avere ucciso suo figlio: «Alessi - ha detto Onofri - non mi è mai piaciuto, nemmeno quando lavorava a casa mia». Vere scene di pellegrinaggio anche in Strada del Traglione, dove Tommy è stato ucciso.
Paolo Onofri si è poi rivolto ai tanti che ieri hanno partecipato alle esequie del figlioletto: «Alle 50.000 persone che sono venute ai funerali di Tommy dico grazie. Spero che il sacrificio di mio figlio non sia stato inutile: la vita umana è sacra». Il padre ha ancora negli occhi la folla raccolta in piazza il giorno del funerale. «Ho provato - racconta - profonda emozione e angoscia uscendo dal duomo. Sembrava un grande sogno ma forse è il più grande incubo. Al termine delle esequie mia moglie e io ci siamo sentiti male. C'era un sacco di gente anche a Casalbaroncolo: tutta la montagna era scesa».