Rapina coi lacrimogeni, terrore in discoteca

da Milano

Il soffitto a volta della discoteca «Amnesia» è un enorme contenitore di tecnologia, tra tubi al neon, canali d’impiantistica a vista e tutto quanto fa luci video e audio. Ieri mattina all’alba, però, tutto questo passava in secondo piano e le facce peste degli ormai pochissimi presenti erano quelle di chi ha appena preso una bella batosta. Con le divise dei poliziotti e le Volanti che sfrecciavano a due passi dall’aeroporto di Linate a completare il quadro desolante del locale reduce da una rapina come non se ne vedevano da un pezzo a Milano.
«Erano armati, decisi, giovani ma freddi, violenti al punto giusto... Insomma, sapevano dove andare, cosa fare e soprattutto come farlo. Era come se conoscessero ogni angolo di questo posto. E non solo le zone dove di solito stanno i clienti. Anche il mio ufficio, che non è facile da individuare. E una volta lì hanno puntato subito verso il punto dove c’era la cassaforte. Eppure non è in bella vista, non so se mi spiego...».
Si spiega eccome Massimo M., 36 anni, contitolare del locale, mentre, seduto su una poltroncina, si stropiccia la faccia stravolta e gli occhi arrossati dal fumogeno lanciato dai banditi. Li ha dovuti affrontare lui fino all’ultimo momento quei due ragazzi alti e slanciati, entrambi con i capelli scuri, i giubbotti scuri, i visi avvolti nelle sciarpe di lana, due calibro 32 in pugno. Gli hanno portato via oltre 20mila euro, ma soprattutto, lo hanno spaventato a morte. Soprattutto quando, prima di farsi aprire la cassaforte e prendersi il denaro, hanno messo fuori uso i due giovani uomini che in quel momento erano con lui, cioè Claudio A., 27 anni, l'organizzatore della serata e il 37enne Alberto R., colpendoli rispettivamente con il calcio della pistola in faccia e su una spalla. Giusto per far capire che non stavano scherzando.
Il colpo è avvenuto qualche minuto prima delle 5 con l’«Amnesia» ancora affollato e circa 500 persone sulla pista. I rapinatori, italiani, alti circa un metro e ottanta, sono entrati nel locale come tanti altri ragazzi, senza destare alcun sospetto tra i body guard all’ingresso. Solo una volta dentro hanno nascosto il volto con berretti e sciarpa, estratti dal giubbotto di pelle scuro sotto il quale tenevano anche le pistole. Un breve giro del locale, quasi una ricognizione e, armi in pugno, i due sono entrati senza indugi nell'ufficio della discoteca. Lì si trovava uno dei titolari, - Massimo M. appunto - ma non era solo. Così i balordi, senza parlare, hanno subito messo fuori uso i suoi due ospiti, colpendo con il calcio della pistola l'organizzatore della serata e il suo amico che, seppur non feriti gravemente, sono caduti a terra. Poi uno dei rapinatori ha puntato l'arma alla tempia del titolare intimandogli di aprire la cassaforte e consegnare l'incasso della serata: 20mila euro, forse più. Massimo M. ha fatto quanto gli chiedevano quei due senza fiatare e li ha lasciati fuggire indisturbati dal suo ufficio. «Mi hanno detto che mi avrebbero ammazzato se davo l’allarme subito, se non stavo immobile. Poi, prima di uscire dal mio ufficio, per mostrarmi che non stavano scherzando hanno sparato un colpo di pistola contro la scrivania» ha ricordato il contitolare durante l’interrogatorio con la polizia.
Ma la nottata da brividi non era finita lì. Ottenuto il bottino i due rapinatori, prima di lasciare il locale, hanno lanciato un fumogeno in mezzo alla pista da ballo in modo da approfittare della confusione per fuggire indisturbati. Qualcuno tra i presenti ha cominciato a gridare «C’è un incendio!». Ed è stato proprio il fatto che in molti si sono precipitati verso l’uscita, lacrimando e in preda al panico, a facilitare la fuga dei rapinatori. Che, almeno per il momento, sembrano essersi volatilizzati.