Rapina e graffia l’ex fidanzato di 80 anni

Ferruccio Repetti

Amore senza limiti. Di età. Quando capita, può essere bellissimo, oppure un gran casino. Bando alle mezze misure, insomma. Comprese quelle canoniche, novanta-sessanta-novanta che pare siano esattamente le misure della Daniela, gagliarda quarantenne e passa, che è finita nella mente, nel cuore, e anche nel letto di un altrettanto gagliardo (forse più, credeva lei) ultraottantenne pensionato imperiese, tal Giuseppe detto Peppino.
Da principio, è stato bello, confessano i due, all’unisono: baci, abbracci, languide carezze e, ogni tanto, qualche straordinario. Ma per i due colombi ampiamente stagionati il bello dura poco, un mese appena, viagra permettendo. Poi subentra, si fa per dire, un problema, e dopo un problema, un altro.
Si sa come vanno certe cose: lo spirito è forte, ma la carne è debole. A volte fin troppo. E non ce la fa neanche con l’aiuto della chimica e dello zabaglione. Fatto sta che la Daniela si rende conto che la notte è meglio che la passi a casa sua: «Ho un figlio di diciott’anni - confessa all’amante in pensione (in tutti i sensi) -. Devo tornare da lui, povero piccolo, che ha tanto bisogno di me. Pensa che non mi fa neanche la colazione!».
Così, la Daniela che fa quarant’anni e passa, ma si sente ancora in gran forma, si decide a dire addio al Peppino, e a cercarsi un’altra consolazione. Gli scrive anche, per spiegargli le ragioni vere del suo gesto. Ma lui, no, non si rassegna: «Dopo tutto, ho solo 83 anni, mica sono vecchio - dichiara allo specchio -. E mi sembra di essermela cavata sempre bene. Mica come il Giuanin che s’è messo il cuore in pace. Io ci ho ancora gli ormoni in tempesta, e faccio la mia figura. Se la Daniela mi pianta così, su due piedi, io glieli pesto, i piedi!».
Promessa-minaccia mantenuta: pare - almeno, secondo la Daniela - che a poco a poco il Peppino, sentendosi sedotto e abbandonato, si sia messo a sparlare di lei coi concittadini, che l’abbia messa alla berlina, che ne abbia inventate di tutti colori, rosso fuoco compreso, pur di dipingerla come una donna di costumi non proprio morigerati. Tanto che, a un certo punto, la Daniela s’è incavolata, e ha meditato la vendetta: s’è armata di scacciacani, è tornata all’alcova, ha minacciato il Peppino e l’ha investito di accuse. Infine, non soddisfatta delle spiegazioni e del pentimento, la Daniela l’ha fatta grossa: ha preso il Peppino, l’ha sbattuto sul tappeto e gli è saltata sopra.
«Amore senza limiti, eccola finalmente che ragiona» ha pensato lui, con malcelato orgoglio, confidando in chissà quali esuberanze amatorie. Illuso: lei s’è messa a pestare a più non posso, e a morsicare anche. Infine ha frugato dappertutto e s’è portata via un bel po’ di denaro. La storia è finita dai carabinieri e poi in tribunale.
Da prima, i militari dell’Arma hanno pensato alla solita rapina di una badante ai danni di un poveraccio. Poi, una volta approfondite le indagini, è venuta fuori la verità. Lei, la Daniela, accusata di detenzione d’arma, sequestro di persona, lesioni volontarie, aggressione e furto, si è difesa dicendo che era stata costretta a tutelare, in qualche modo, l’incolumità e la serenità sua e quella del figlio diciottenne; lui, il Peppino, a insistere nelle accuse e nei giudizi impietosi su quella che aveva sempre considerato «una di casa» e che ora invece considerava frequentatrice di ben altra casa, molto più accogliente.
Non c’è stato verso di metterli d’accordo. La Daniela aveva ancora in serbo la stilettata: «Lui deve smetterla di raccontare in giro cosa c’è stato fra noi. Anche perché tra noi - ha concluso, senza un briciolo di pietà - praticamente non c’è mai stato nulla. E sì che, può dirlo: gliene ho fatti, e tanti, di zabaglioni!».