Rapina la tabaccheria poi tenta la fuga dirottando un autobus

Già l’inizio non è stato un granché, il rapinatore entra, spintona i clienti in attesa e per poco non litiga con un che lo manda a quel paese. Poi in qualche modo porta a termine il colpo, ma la fuga è decisamente un disastro. Sale su un bus e quando vede arrivare i carabinieri tenta un improbabile dirottamento. «È contro il regolamento» replica l’autista. «Be’ allora mi faccia scendere». E viene arrestato.
Il nostro bandito pasticcione si chiama Daniele Di Stefano, ha 37 anni, e non proprio in «fisico del ruolo», piccoletto e tarchiato. Finora ha collezionato reati minori e non sembra proprio destinato a una fulgida carriera nel mondo del crimine. L’altro mattina, poco dopo le 9.30, tenta il salto di qualità, entrando, sciarpa sul viso e una perfetta riproduzione di una pistola semiautomatica in mano, nella tabaccheria «Raul el tabaccheé» di via Litta Modignani 95. Dentro cinque clienti, quattro donne più un signore barbuto che si vede passare davanti il piccoletto. Reagisce con un infastidito «vaffa» poi lo lascia passare.
Il rapinatore, cercando di non farsi notare, mostra la pistola al tabaccaio, Luca di 30 anni, e sussurra: «Questa è una rapina». Quindi si infila sotto lo sportello e passa dietro il bancone. Gli altri clienti notano il movimento, si accorgono che una rapina ed escono con grande disinvoltura. Senza chiamate 113 o 112. Poi mentre Di Stefano riempie un sacco nero, entra una signora con un grembiule e un anziano che si mettono seraficamente in fila.
Il bandito, finito il colpo, passa ancora sotto lo sportello, riemerge dall’altra parte e scappa. Luca, lo segue con il telefono in mano e compone il 112. Un colpo di fortuna, un equipaggio dei carabinieri è proprio in zona. I militari arrivano in un baleno, chiedono in giro e qualcuno indica il 95 diretto a Novate sui cui hanno visto salire un tipo bassetto con una sciarpa sul viso. La pattuglia tallona il 95, Di Stefano se ne accorge e a questo punto compie il suo capolavoro. Si dirige verso l’autista, gli mostra la pistola e gli intima di girare a destra picchiettando con la canna sul vetro. «Mi dispiace ma non posso». Il bandito «se ne fa una ragione» e cerca di attuare il piano «B». Sempre picchiettando la pistola sul vetro chiede: «Allora si fermi e mi faccia scendere».
Come il bus accosta, i carabinieri capiscono che l’uomo sta cercando la fuga a piedi, sorpassano il pesante automezzo e individuano subito il maldestro rapinatore. Due salti e gli sono addosso. In tasca gli trovano 3mila euro, in banconote e monetine, e una pistola ad aria compressa. Che però non è quella della rapina ma appartiene alla vittima. Il «genio» per non dare nell’occhio l’aveva buttata in un cestino dei rifiuti e aveva tenuta la «preda bellica» con sé. Accoglienti, per lui si sono subito aperte le porte di San Vittore.