Rapina tragica a Casal Morena È caccia al complice del morto

Bandito freddato dal rapinato, l’altro riesce a fuggire Molti aspetti poco chiari

Caccia al complice del rapinatore ucciso l’altra sera in un’abitazione di Morena, alla periferia est della Capitale. Per gli inquirenti, l’uomo ha le ore contate. Era con Franco Frerè, 58 anni, tossicodipendente, precedenti per furto, al momento del raid in casa di Diego Caioli, 30 anni, dipendente Ama in aspettativa da tempo e gestore insieme con la famiglia di un’estetica solarium. Il ragazzo ha reagito, è riuscito a divincolarsi dalle fascette che gli legavano i polsi, ha strappato di mano la 9 per 21 semiautomatica impugnata dal bandito e ha sparato più colpi, fino a centrare l’arteria femorale dell’uomo, colpito a una coscia. Qualche passo e Frerè è caduto al suolo, esanime, sul pianerottolo dell’appartamento al primo piano di una elegante palazzina al civico 87 di via Casal Morena. Prima di scappare il suo complice sarebbe riuscito a portare via con sé circa 10mila euro.
I fatti. Lunedì sera Diego rientra dal lavoro, tra le mani stringe le buste della spesa. «Mi attendevano in due, all’angolo della strada coi volti coperti - racconterà agli inquirenti della Squadra mobile - mi hanno puntato la pistola, siamo entrati in casa. C’era la mia compagna, Floriana. Mi hanno legato con delle fascette da elettricista, a entrambi hanno messo lo scotch sulla bocca». Sono attimi fatali. Mentre l’altro afferra la donna, coetanea del ragazzo, e le intima di accompagnarlo alla cassaforte, in un’altra stanza, Diego riesce a liberarsi dai legacci, prende la pistola e spara. I colpi vengono sentiti fino a cento metri di distanza, nelle palazzine accanto lungo la strada dove abita un poliziotto che si precipita sul posto. C’è anche un gruppo di vigili del fuoco che sta giocando a calcetto poco distante, qualcuno accorre. «Urlavano, urlavano come pazzi nell’abitazione accanto - spiega Paola, la vicina, affacciata a una finestra -. Pensavo che stessero litigando fra loro i due giovani. È poco che abitano qui, una settimana appena. Quindi ho pensato, lì per lì, di non impicciarmi. Dopo un po’, invece, li ho visti scendere in strada col nastro adesivo sulle bocche». L’autopsia sul cadavere di Frerè è stata disposta per oggi presso l’istituto di medicina legale della Sapienza. Titolare dell’inchiesta è il pm Pietro Pollidori che procede, per ora, nei confronti di Diego con l’accusa di omicidio volontario. Commenta a proposito Luigi Camilloni, presidente dell’Osservatorio sociale: «È preoccupante essere costretti a pensare che sia meglio un brutto processo che un bel funerale». Il trentenne, comunque, ha affermato di non avere mai visto prima il rapinatore. Ma quei due, al contrario, lui dovevano conoscerlo piuttosto bene. Quanto basta per calcolare gli orari di spostamento dalla zona di lavoro, a Centocelle, fino a casa. Per sapere dell’esistenza di una cassaforte e di denaro contante e non è ancora chiaro perché possa essere nata un’accesa discussione prima del tragico epilogo. I residenti parlano di criminalità diffusa nel quartiere: furti in casa, rapine ma anche droga e usura. L’ultimo episodio misterioso avvenuto non troppo distante è a Frascati dove G.T., 58 anni, il giorno dell’Epifania s’è presentato in ospedale con naso e bocca trapassati da un proiettile. L’uomo è ora in prognosi riservata al San Camillo. I carabinieri, in questo caso, indagano su un possibile giro di soldi prestati a strozzo.