Rapinata e stuprata nel suo bar, presi 4 romeni

da Milano

Incastrati da una telecamera e dai profili biologici ricavati dal Dna lasciato dalla saliva sui bicchieri di birra e sul collo di una bottiglia di Vecchia Romagna. Ma anche dalle analisi scientifiche fatte sui lacci e sul nastro adesivo utilizzati per immobilizzare le vittime. È così che i carabinieri del nucleo operativo di Monza e della compagnia di Legnano sono giunti all’arresto di quattro dei sei romeni che la sera del 6 marzo scorso hanno aggredito e picchiato una donna di 60 anni e sua figlia, titolari del bar «da Lino» a Magnago, un paesino alle porte di Milano, sottraendo refurtiva per oltre 50mila euro e rubando anche alcuni gioielli dall’appartamento delle vittime, situato sopra il bar. Il fatto più eclatante di quella sera non era stato però il colpo al bar: infatti la figlia della titolare, una 45enne, durante la rapina era stata brutalmente violentata dietro il bancone del locale da due dei balordi. Uno di loro, Gheorghe Dumbrava, 21 anni, è tra gli arrestati. Anzi: l’uomo si trovava già in carcere insieme a un altro del gruppo, il 30enne Ion Stoianovic dopo che, insieme, due giorni dopo i fattacci di Magnago, avevano derubato un bar tabacchi di Stresa.
Al momento dell’arresto erano invece ben nascosti nel loro appartamentino di Sesto San Giovanni, gli altri due romeni catturati e ritenuti responsabili della rapina di Magnago, Valentin Dima, 20 anni e un 17enne. Avevano, infatti, appena svaligiato un bar della zona e avevano ancora in casa tutta la refurtiva del bar di Magnago.
Gli arrestati sono tutti accusati di rapina aggravata, violenza sessuale di gruppo e lesioni personali gravi. All’appello, secondo gli investigatori, mancherebbero altri due romeni e uno è considerato «pericolosissimo», come hanno tenuto a sottolineare gli investigatori, perché si tratta del corresponsabile della violenza sessuale.
«Una volta messi davanti alle loro responsabilità non hanno trovato di meglio che accusarsi l’un l’altro -. spiegano gli investigatori - In particolare Dumbrava che, quando siamo andati in carcere a notificargli la nuova ordinanza di custodia cautelare nella quale si parlava specificatamente di “stupro”, ha cominciato a capire quanto sia grave la sua posizione. Siamo di fronte a una sorta di criminalità predatoria che usa una violenza inusitata anche perché i soggetti interessati sono tutti alcolisti. Gente che in preda ai fumi dell’alcol non esita a usare le maniere forti: anche la sera dell’assalto al bar di Magnago avevano fatto un sopralluogo fingendosi clienti e scolandosi un litro di birra a testa. Durante la rapina, poi, si erano attaccati a una bottiglia di liquore».
«Per trovare questi balordi ci siamo basati soprattutto sulle precise testimonianze delle due vittime - proseguono gli investigatori -. Sono state loro, queste due povere donne che adesso stanno solo tentando di dimenticare, a farci risalire al modus operandi del gruppo di rapinatori. Abbiamo analizzati quindi recenti furti e rapine, avvenuti in provincia di Milano ma anche fuori e, collegate le convergenze e fatte le necessarie scremature, abbiamo individuato il profilo di almeno un centinaio di soggetti che avrebbero potuto essere responsabili dei fatti di Magnago. A incastrare i “nostri” romeni è stato anche un giubbino arancione. Sì: la notte prima del colpo di Magnago i romeni avevano rapinato, dopo averlo picchiato a sangue, un ristoratore di Vanzaghello. Tra i vari oggetti che gli avevano sottratto c’era anche un giubbino arancione. Lo stesso indossato da uno di loro la sera successiva a Magnago».