Rapinato in strada Hernandez: "E' stato terribile ma non lascio Palermo" 

Dopo l'aggressione di ieri, il calciatore uruguaiano sembra intenzionato a lasciare la città di Palermo. Per il procuratore è terrorizzato e sotto choc. Il malvivente lo ha minacciato in strada con una pistola per rubargli soldi e gioielli

Palermo - La canna di una pistola in bocca, la paura, la rapina, la voglia di lasciare squadra e città. Abel Hernandez, attaccante del Palermo, è sotto choc. Dopo l'allenamento con la sua squadra al campo Tenente Onorato di Boccadifalco, il ventenne uruguaiano è stato aggredito e rapinato nella vicina via Pitré. Hernandez si trovava a bordo della sua auto quando, a un certo punto, gli si affianca una moto e il malvivente con uno stratagemma (forse fingendo un incidente) riesce a far scendere il calciatore dall'auto. Poi l'incubo: l'aggressore intima a Hernandez di svuotare le tasche, lo minaccia con una pistola, spingendogli la canna in bocca. Il rapinatore si fa consegnare i contanti, un bracciale e un paio di orecchini. Un bottino che si aggira sui diecimila euro. Poi fugge. Hernandez invece prima va in questura e presenta denuncia contro ignoti. E poi torna a casa scosso e terrorizzato e, secondo il Giornale di Sicilia, avrebbe manifestato al suo procuratore l'intenzione di lasciare il capoluogo siciliano. 

Hernandez smentisce "Sono stati degli attimi terribili. Il fattaccio è capitato attorno alle 18, subito dopo l’allenamento, quando da solo tornavo in auto a casa. Quella di ieri è stata una giornata davvero brutta. Per fortuna i miei genitori si trovano qui a Palermo con me e mi hanno potuto rincuorare", ha commentato Hernandez, che poi smentisce la sua intenzione di lasciare Palermo. "Io sto bene a Palermo, non ho mai avuto problemi con la città. Questo è solo un episodio spiacevole e la gente mi ha già espresso tanta solidarietà e la ringrazio per l’affetto dimostrato. Adesso voglio solo tornare in campo, pensare alla sfida di Bologna che è davvero fondamentale per il nostro campionato. Non penso, come detto da qualcuno, di andare via. Adesso voglio solo lasciare alle spalle questa brutta storia".

Il commento di Zamparini  "L’aggressione è un episodio avvilente, soprattutto per la città di Palermo. Il calcio, con questo fatto, non c’entra nulla e cose del genere possono accadere ovunque", ha commentato il presidente rosanero, Maurizio Zamparini, il quale ha poi escluso ogni connessione con le precedenti aggressioni subite da Cavani e Bertolo un paio di anni fa, sempre nella stessa zona del quartiere di Boccadifalco.

Precedenti Infatti, di casi simili a Palermo ne sono successi parecchi. Nel dicembre del 2009 sono stati aggrediti Edinson Cavani e Bertolo. Anche quella volta, finito l'allenamento, due uomini a bordo di uno scooter hanno affiancato l'auto dei due calciatori e hanno cominciato a colpirla con catene e calci. Sempre nel 2009, ma a ottobre, la vittima è stata Fabrizio Miccoli. Mentre il bomber rosanero giocava la partita contro l'Udinese, quattro malviventi sono entrati in casa sua e hanno minacciato moglie, parenti e figli piccoli. Il bottino fruttò tremila euro in contanti e un anello del valore di 20mila euro. Anche Miccoli dichiarò di esser tentato di lasciare Palermo, ma l'affetto e gli attestati di stima dei tifosi gli fecero cambiare idea.

Auto bruciate Al difensore Cesare Bovo rubarono l'auto nuova davanti casa, mentre nel maggio del 2001 all'attaccante argentino Christian La Grotteria venne bruciata una Volskwagen nella centralissima via Libertà.