Rapinatore per curare il figlio

Un albanese, accusato di aver messo a segno due rapine, ha confessato di averle fatte perché il figlio più piccolo, in Albania con la mamma, ha necessità di un trapianto. «Io sono clandestino e lavoro in nero come muratore - ha spiegato questa mattina davanti al gip - e con quel poco che guadagno non riesco a mandare soldi a casa». Il gip, nonostante questa giustificazione, ha respinto la sua richiesta di arresti domiciliari, per cui l’albanese è tornato in carcere. Il suo difensore, avvocato Massimiliano Germinni, ha annunciato che chiederà il patteggiamento. Il processo è stato fissato a ottobre. L’ uomo è imputato per due rapine a mano armata messe a segno nel dicembre scorso rispettivamente in una tabaccheria, in via Napoli, e in un mobilificio, in via Piacenza, dove aveva portato via circa 1000 euro. Inizialmente doveva rispondere di quattro rapine, ma il suo difensore aveva chiesto e ottenuto come incidente probatorio il confronto tra l’indagato e le sue presunte vittime. Due soltanto lo avevano riconosciuto per cui due imputazioni erano cadute.