Rapinatore dei tassisti nella rete

È caduto nella rete, proprio come il ragno che aveva sul collo. L’incubo dei tassisti si è dissolto ieri mattina, quando i falchi della Squadra mobile hanno catturato l’uomo che in pochissimo tempo era diventato il terrore dei conducenti della capitale. Nel giro di tre mesi, infatti, sette di loro erano stati rapinati dal venticinquenne.
L’uomo è stato bloccato ieri mattina a Largo Argentina, mentre si preparava probabilmente a mettere a segno l’ennesimo colpo. Un’indagine lampo, che in soli dieci giorni ha portato i falchi della sezione antirapine della Mobile, diretta da Andrea Di Giannantonio a fermare la sua attività criminale.
«Una decina di giorni fa - spiega il capo della Squadra mobile Alberto Intini - abbiamo ricevuto la denuncia di un tassista, rapinato da un sedicente cliente. Il poveretto ci ha raccontato che la stessa sorte era toccata ad alcuni colleghi, ma nessuno voleva segnalare l’accaduto per paura di ripercussioni da parte del malvivente. Così abbiamo inviato la segnalazione e l’identikit dell’uomo a tutte le compagnie di taxi, chiedendo la collaborazione dei loro. Abbiamo scoperto quindi che tra novembre e fine febbraio lo stesso soggetto aveva messo a segno sette rapine dello stesso tipo».
Successivamente i tassisti hanno trovato il coraggio di denunciare il loro aguzzino: cinque lo hanno fatto in Questura, uno nel commissariato di zona ed uno in una stazione dell’Arma.
Il modus operandi del rapinatore era sempre lo stesso. Il venticinquenne prendeva il taxi in centro, sedendosi dalla parte del conducente e, al momento giusto, estraeva un coltello o fingeva di avere in tasca una pistola, convincendo il malcapitato a consegnargli l’incasso della giornata. Per terrorizzare ancora di più le vittime raccontava di essere un pugile e appartenere ad una nota famiglia di zingari della capitale. Non contento, si faceva mostrare i documenti delle vittime, annotandone le generalità e minacciando che se avessero sporto denuncia li avrebbe rintracciati.
Poi, si faceva accompagnare fino a Boccea, senza pensare che così facendo avrebbe fornito un appiglio agli investigatori. «Abbiamo iniziato i controlli proprio partendo dalla criminalità che opera in quel quartiere e siamo arrivati a casa del sospettato - sottolinea Intini - abbiamo fatto una serie di appostamenti, ma senza successo. Da qualche tempo, infatti, il venticinquenne non viveva più a casa dei genitori. Un aiuto ci è arrivato proprio dai tassisti: alcuni lo hanno notato in centro. E ieri i falchi sono entrati in azione a Largo Argentina e per lui non c’è stato scampo».
Cinque delle sette vittime lo hanno riconosciuto, grazie anche al tatuaggio raffigurante un ragno su una ragnatela che aveva sul lato sinistro del collo. L’uomo, che ha precedenti per rapina e per reati legati a sostanze stupefacenti, si trova da ieri rinchiuso nel carcere di Regina Coeli.