Rapinatore con la siringa

Insieme ad altri due connazionali, marocchini come lui, aveva organizzato una banda di delinquenti che aggrediva e rapinava tutti quelli che gli capitavano a tiro. Il contesto era quello di sempre: i vicoli del centro storico. E poco importava che avesse in tasca un regolare permesso di soggiorno. Quella era la sua attività «lavorativa» e l’ha esercitata per un pezzo, fino a quando non ha fatto un passo falso in piazza delle Erbe. Era la sera del 4 gennaio scorso quando i tre magrebini, sempre in cerca di vittime, notano tre ragazzi passare per la piazza e, senza pensarci mezza volta, li bloccano, li malmenano e li costringono, sotto la minaccia di una siringa, a consegnare loro tutto quanto avevano in tasca. In tutto il bottino fu di 95 euro, una tessera Bancomat e un telefono cellullare.
Quando finalmente i tre delinquenti se ne vanno, i rapinati corrono subito nel commissariato più vicino e presentano denuncia. Si dà il caso che i poliziotti abbiano un cospicuo archivio su chi delinque abitualmente a Genova e quindi mostrano ai tre ragazzi una lunga serie di fotografie con tutti i soggetti pericolosi in giro nei vicoli del centro storico genovese. Ed è proprio esaminando queste istantanee che alla fine viene fuori il viso del marocchino che comandava la banda di rapinatori.
Gli agenti dunque avevano un nome, un cognome e un volto. E guardando nello schedario hanno letto che il giovane, oggi diciottenne ma ancora diciassettenne in quei primi giorni di gennaio, aveva una lunga lista di precedenti, principalmente per reati contro il patrimonio.
E l’attività investigativa alla fine è stata premiata. Il delinquente marocchino, infatti, lunedì pomeriggio è stato notato in piazza Caricamento ed è qui che i poliziotti hanno fatto scattare la trappola.