Rapinatore spara a gioielliere per prendere l’oro

Nonostante i suoi 68 anni, non si è spaventato quando si è trovato davanti quel giovane armato di pistola che ha iniziato a picchiarlo per fargli aprire la cassaforte. Neppure quando il balordo, dopo aver esploso tre colpi in aria, gli ha conficcato il quarto alla gamba. «Non ti do nulla» ha continuato a ripetere mentre il rapinatore si chinava su di lui. Poi l’arrivo dei «nostri», cinque equipaggi dei carabinieri che lo hanno costretto alla resa. Mentre la vittima, già alla terza rapina, finisce in codice giallo all’ospedale.
Sono da poco passate le 16 quando un uomo sui 30 anni, ha suonato alla porta di Cosedoro di via Lazzaro Palazzi 4, una gioielleria con ingresso anche su via Tadino. Appena dentro ha subito aggredito il titolare, Natale Sarta, colpendolo alla testa con il calcio della pistola, intimandogli di aprire la cassaforte e consegnarli l’incasso. Ma l’orefice non ha ceduto. Il malvivente allora lo ha obbligato a stendersi a terra poi, sempre tra insulti e minacce, ha cominciato a sparare. Tre colpi in aria, uno dopo l’altro, ma il gioielliere ancora non s’è fatto intimorire. Allora il balordo ha abbassato l’arma e lasciato partire un quarto colpo che ha ferito la vittima alla gamba sinistra.
Ma dalla strada alcuni passanti notano qualcosa e lanciano l’allarme. La zona in quel momento è pattugliata dai carabinieri che in pochi secondi riescono a far intervenire cinque equipaggi. Il bandito è ancora chino sull’ostaggio quando alle vetrate si materializzano i militari che gli intimano la resa. Non ha più scampo, appoggia bene in vista sul bancone la pistola, una Mauser calibro 7,65, e alza le mani. Sarta si alza, zoppicando e apre ai carabinieri. Un’ambulanza lo porta al San Raffaele dove viene operato fino a tarda ora, il proiettile gli ha infatti sfiorato l’arteria femorale. L’orefice ha già subito due rapine la prima nel 2002, la seconda nel 2008 quando fu picchiato, costretto ad aprire la cassaforte, contente gioielli per 100mila euro, e lasciato a terra svenuto.
Il balordo, nel frattempo finito al comando provinciale, ammette di chiamarsi Simone Ciccardi, di essere nato il 18 dicembre 1981, di abitare in città, di fare l’idraulico in Svizzera e di essere in «malattia» da lunedì. Ma l’uomo non ha addosso documenti e ai terminali dei carabinieri con quel nome non risulta nessun pregiudicato milanese. Così solo in serata la sua identità verrà confermata con certezza. L’uomo dovrebbe aver da solo. Lui non ha parlato di complici e del resto i passanti che hanno dato l’allarme, sono certi di averlo visto agire da solo.